06 marzo 2026

Una performance a Roma per celebrare la morte e la vita dell’amore romantico

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È partita da Piazza Navona la performance curata da Giovanni Calvario e Alessandro Gasparetti: una processione corale che, tra maschere, poesie e ottoni, ha celebrato l’utopia senza tempo dell’amore

Performance "Funerale all'amore romantico", Piazza Navona Roma. Fotografia di Mattia Mari

Artisti, attori, galleristi, critici e altri protagonisti del panorama culturale contemporaneo romano si sono riuniti nel centro storico della città per prendere parte alla manifestazione de Il funerale all’amore romantico, a cura del mecenate Giovanni Calvario e dell’attore Alessandro Gasparetti. La performance corale, che ha contato un centinaio di partecipanti, accompagnata da una banda jazz di fiati e ottoni, si è svolta il 14 febbraio ed è stata realizzata in collaborazione con Valerio Scifoni (Organizzazione Scifoni) e con la documentazione fotografica di Mattia Mari.

La processione sulfurea, nel segno noir, ha celebrato, con tono nietzschiano, “la morte dell’amore” nei tempi moderni, assumendo con sottigliezza e umorismo connotati folkloristici e sociali. Si rivolgeva a «Tutti quegli amanti non corrisposti, quei corteggiatori, i cuori infranti e le anime sole, con l’intento di diffondere nuove attese», ci ha spiegato Calvario.

Performance “Funerale all’amore romantico”, Piazza Navona Roma. Fotografia di Mattia Mari

Seguendo un impianto narrativo, l’esibizione ha avuto inizio da Palazzo Altemps, procedendo lentamente verso Piazza Navona, fino a giungere ai piedi della Fontana dei Quattro Fiumi di Gian Lorenzo Bernini. Qui, si è raggruppato un corteo di simboli, costellato da candele, veline, piume, cappelli e mantelli, che ha trovato un folto pubblico di fruitori. Sono state recitate le Poesie damore di Vladimir Majakovskij, invitando a riflettere sulla vanitas, sulla caducità della vita e su altri temi di derivazione barocca, eppure sempre attuali, che indagano l’individualità degli esseri umani, attraverso il concetto universale dell’amore, oggi più vicino a un’utopia di cui riappropriarsi. Sembrava d’assistere alla scenografia atemporale di uno spettacolo surrealista tra gli Anni ’40 e ’60, per la sua cesura con la logica a favore dell’inconscio e del paradosso.

I personaggi che vi hanno partecipato, ognuno scandito dal suo ruolo, hanno messo in scena l’assurdo dell’esistenza con uno stato d’animo comune: il desiderio di far rinascere i sentimenti.

Giovanni Calvario e Alessandro Gasparetti introducono la performance “Funerale all’amore romantico”, Piazza Navona Roma. Fotografia di Mattia Mari

«Non può morir / neppur volendo. / Come il sole al risveglio con la rugiada, / il dedito amato poggerà le labbra / sulla sua sposa fino agli Inferi, / per riportarla agli splendori del loro cieco amore. / Anche quest’anno / abbiamo ingannato i sulfurei dei degli abissi, adornando una bara / vuota per lo struggimento dei romantici, / ma il moto che move ogni astro non perirà mai. / Dopo ogni funzione, / noi gridiamo al cielo e tutt’intorno, / con l’aiuto dei quattro venti: / “L’Amore è morto. Viva l’Amore!”», Alessandro Gasparetti.

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