10 settembre 2021

Una terra contemporanea, dalle radici antiche: reportage dalla Calabria

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Una estate ricca di progetti d'arte contemporanea e non solo, che hanno coinvolto tutta la Calabria, il suo territorio e la sua storia: ecco cosa abbiamo visto, sentito e attraversato

Anna III, Open Studio, In-ruins Residency 2021, Castello Normanno di Squillace

Funestata da fuoco e incendi che, nonostante l’approssimazione delle notizie ufficiali, hanno devastato una parte importante dell’eredità boschiva e non solo aspromontana, l’estate calabrese è stata contrassegnata da un calendario, in definitiva non sempre troppo ridotto, di iniziative artistiche e culturali di buona qualità. La Calabria è una terra in cerca di “redenzione” ma soprattutto è una realtà dove iniziano a radicarsi progetti e iniziative molto stimolanti, talvolta anche più in linea con la sua poliedrica natura.

La Bibbia di Chagall e le radici ebraiche della Calabria

Difficilmente etichettabile in una sola categoria – benché siano numerosi i tentativi di confinarla in ambiti marginalizzanti – la Calabria possiede lungo la sua plurimillenaria storia caratteri anche insospettabili. Uno di questi, secondo una recente ipotesi, lascia intravedere una componente, circa il 40%, di origine ebraica tra la sua popolazione. È una grande novità che dovrà fare i conti con tutto il panorama storico delle varie etnie che hanno tracciato la cultura e tradizione calabrese, composte appunto, da eredità magnogreche, romane e bizantine, tra le altre.

È esattamente da questo dato emerso di recente, che si connette l’esposizione allestita al Complesso del San Giovanni di Catanzaro, dedicata a Chagall. La Bibbia”, di 4Culture Srls, a cura di Domenico Piraina, Direttore di Palazzo Reale di Milano.  A fine agosto, Piraina, contestualizzando l’opera dell’artista in anni difficili come quelli storicamente antisemiti, ha tenuto un brillante intervento, assieme a Pasquale Faenza, Massimo Iiritano e all’assessore alla cultura di Catanzaro, Ivan Cardamone.

In nome di una tendenza tutta contemporanea, che vuole “unire globale e locale”, come si sostiene in catalogo (pubblicato da Rubbettino) la mostra, prorogata al 10 ottobre 2021, ha messo in relazione l’opera grafica di Marc Chagall con la tradizione ebraica calabrese e, nella fattispecie, con quella dell’area grecanica di Bova, in provincia di Reggio Calabria. Ecco perché l’apporto di Pasquale Faenza, direttore del Museo della Lingua Greco-Calabra “Gerhard Rohlfs” è stato prezioso e incentrato sulla questione delle Giudecche e sull’arte serica ebrea. Per la stessa ragione, le opere di Antonio Pujia Veneziano, esposte a fianco a Chagall, che a Bova avevano già dato origine a un laboratorio didattico, hanno impattato fortemente nel percorso espositivo dal punto di vista coloristico e simbolico, nella visione totale di una cultura che affonda le proprie origini molto indietro nel tempo.

La mostra, promossa da Arthemisia e organizzata con il supporto di 4culture, ha dato anche continuità a una modalità di lavorare sul territorio, puntando si su grandi nomi, come già aveva fatto con la mostra dedicata a Escher, ma imprimendo un indirizzo più legato al territorio, restituendo così valore alle radici culturali della terra calabrese, madre di antiche memorie ma anche di nuovi fermenti.

Tra antico e contemporaneo, tutti da riscoprire

Alcune tra queste novità sono i progetti curati da Maria Luigia Gioffrè e Gianluca Covelli. Fermenti parzialmente “giovani” ma promossi e sostenuti da professionisti già noti.

La mostra “Marginalia in Continuum…” a cura di Covelli, conferma quanto una terra a lungo percepita come difficile, abbia in realtà partorito da tempo questioni pregnanti e abbia fatto principiare progetti che si continuano a misurare «Con le problematiche del territorio in riferimento alla questione meridionale e sociale». In particolare, la mostra “Marginalia”, che chiude oggi, 10 settembre, tenutasi a Roseto Capo Spulico, in provincia di Cosenza, uno dei luoghi magici calabresi, ha presentato opere nuove e meno recenti dello storico gruppo di artisti, nato negli anni Settanta in seno all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, composto da Francesco Correggia, Luigi Magli, Rocco Pangaro, Giovanni Vatrella. Attraverso una serie di “azioni”, in successione continua spazio-temporale con il luogo, il progetto prevedeva una serie di interventi ambientali e immersivi con la partecipazione del pubblico e consisteva in un dialogo che il presente continua a instaurare con il passato e con l’ambiente storico.

Dello stesso tenore, sull’affinità tra antico e presente, il progetto “In-ruins residency”, che dopo la prima edizione svoltasi nell’area del Parco Archeologico di Scolacium, a Roc­celletta di Borgia, in provincia di Catanzaro, quest’anno ha visto come protagonista il borgo di Squillace. In questo caso, il progetto ha voluto creare spazi di incontro tra paesaggi archeologici e pratiche d’arte contemporanea, con l’obiettivo di generare una nuova archeologia della cultura mediterranea.

La ricerca si è mossa in questi termini, ponendosi interrogativi tutto sommato sempre al centro del sistema dell’arte: «Come può l’arte contemporanea riscattare e riscoprire il ricco patrimonio archeologico che si è stratificato nei millenni in Calabria, culla di civiltà e punto nevralgico delle rotte mediterranee?». Sul tema e per la durata di 15 giorni, gli artisti Itamar Gov (Israele), Anna Ill (Spagna), Emii Alrai (Regno Unito), Martyna Benedyka (Polonia) e il duo italiano Ceresoli Cosco, hanno scoperto la storia e il borgo di Squillace, lavorando site-specific sui diversi siti proposti.

Al MuMaT, al MARCA e oltre

Qualità e competenza non sono mancate neppure per le esposizioni di Max Marra al Marca di Catanzaro e Cesare Berlingieri. Di quest’ultimo, (ne avevamo parlato qui), è stata aperta la mostra “Verso il Blu”, il 5 giugno a Tropea, nella sede del Museo del Mare MuMaT. Curata da Rocco Guglielmo  è incentrata su un insieme di 40 opere, che riflettono pienamente lo stile e il linguaggio poetico dell’artista. Dal 9 settembre, dello stesso artista si inaugura a Villa Rendano, a Cosenza, “Forme avvolte e volumi” visitabile fino al 30 ottobre.

La mostra “Max Marra. L’inquieta bellezza della materia” in corso al Marca di Catanzaro, a cura di Teodolinda Coltellaro, prorogata a fine settembre, è l’occasione per conoscere quanto la ricerca di leggerezza pluriennale di Marra, a caccia di suggestioni evocative, non escluda impressioni timbriche, coloristiche, cenni di pura poesia, che mettono in luce una raffinata attitudine artistica che ha fatto i conti, già da 40 anni, con le tendenze più in voga del tempo e che, tuttora, non sazia e mai posa, continua a far parlare. La sua materia è una lingua, a tratti misteriosa, che condensa istanze di matrice europea e mediterranea a quelle più personali e intimistiche. Ferite, tagli, suture, cuciture, ma anche sovrapposizioni, tensioni e corde, la presunta leggerezza dei lavori di Marra tessono in fondo un disegno, cuciono un’unica grande tela, un vasto mosaico che la mostra esemplifica e in cui l’artista stesso rischia di inorridire nel vedersi una volta per tutto “de-finito”. Eppure, l’opera canta ancora. E Marra intona “inquieto”, e noi con lui, di nuovo e sempre, la sua canzone.

Max Marra, Archeologie d’oriente, 1996

Infine, e non da ultime, preziose sono state tre iniziative, due a cura dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro a cura di Simona Caramia, che ha visto l’intervento artistico e didattico di Alberto Timossi e quello di Elena Bellantoni.

Alberto Timossi, il 10 luglio, ha inaugurato l’installazione SEGNACOLI, un progetto di scultura ambientale e diffusa, il cui terzo trittico è stato inserito nella città di Soveria Mannelli. L’opera faceva parte di un progetto più ampio realizzato tra Calabria e Sicilia.

Alberto Timossi, Segnacoli, Isola di Mozia, Sicilia

Elena Bellantoni interviene con una videoinstallazione al Museo Archeologico Lametino, in occasione della X edizione di “Trame. Festival dei Libri sulle Mafie”, curato dal direttore artistico Giovanni Tizian. Parola d’ordine di quest’anno è “Resistere”.

L’ultima iniziativa degna di nota è il saggio di Gianfrancesco Solferino, “Antonello Gagini e la Pietà. Storia di un capolavoro riscoperto” (Rubbettino). Presentato ad agosto a Soverato, città che ospita il capolavoro cinquecentesco, il resoconto dello studioso è un’importante novità in quanto sostiene un’ipotesi nuova e confortata da studi approfonditi e attenti sulle carte. In particolare, si dice dello sfregio inferto al volto della Madonna, parliamo di una Pietà che ricorda le Vesperbild tedesche, eseguita dopo la Pietà vaticana di Michelangelo.

Secondo Solferino la parte deturpata non sarebbe attribuibile a una caduta del gruppo scultoreo accaduta durante il terribile sisma del 1783, ma semmai è da ritenersi un danno arrecato per mano dell’esercito francese, negli anni delle requisizioni e soppressioni napoleoniche. Ipotesi quanto mai verosimile.

Molte sono state dunque, le iniziative e le proposte artistiche e culturali dell’estate calabrese; tutte sempre più incidenti permettono di conoscere una terra che non può ancora essere guardata con gli stessi occhi che si usano altrove. Qui, la lente d’ingrandimento è d’obbligo. Occorre rallentare e camminare a passi lenti.

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