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YES, BUT: a Milano un progetto espositivo negli spazi in trasformazione
Progetti e iniziative
di redazione
Nei giorni della Milano Art Week 2026 prenderà forma YES, BUT, un progetto espositivo e, al tempo stesso, un format destinato a svilupparsi in varie declinazioni, per inserirsi nelle trasformazioni della città, lavorando su soglie spaziali e temporali. Ideato e diretto dall’artista Aaron Nachtailer, YES, BUT nasce dalla collaborazione con VivirDC, realtà milanese attiva nella trasformazione e valorizzazione di spazi urbani, guidata da Bruno Cerella e Giancarlo Di Giuseppe. Il primo capitolo del progetto si svolgerà negli spazi di SARCA183, in zona Bicocca, dal 18 al 21 aprile 2026, con ingresso libero su registrazione.
Si debutta quindi con una collettiva che riunisce, oltre allo stesso Nachtailer, Florencia S. M. Brück, Morgane Tschiember e Rocco Plessi, accompagnata da un testo di Stefano Pirovano. Le opere, tra installazioni, suoni e interventi site specific, costruiscono un ambiente attraversabile, in cui materia, gesto e tempo si articolano come elementi interdipendenti. L’architettura diventa componente attiva dell’esperienza, chiamata a reagire e a trasformarsi insieme ai lavori.

Il contesto è determinante: YES, BUT si insedia infatti in edifici destinati alla ristrutturazione o alla demolizione, temporaneamente riattivati attraverso pratiche artistiche contemporanee. È in questa condizione di sospensione che il progetto trova il suo senso. Il titolo, YES, BUT – due parole speculari nella forma ma opposte nella tensione, avverbio affermativo e congiunzione coordinante avversativa – restituisce con immediatezza questa ambivalenza: “sì, ma”, affermazione e negazione, presenza e scomparsa, attivazione e transitorietà.

La mostra si colloca così in uno spazio intermedio, tra ciò che è ancora e ciò che è già in procinto di mutare. Una dimensione che riflette, più in generale, la natura stratificata dei paesaggi urbani contemporanei, dove percorsi, immaginari e realtà diversi coesistono e si sovrappongono. In questo senso, il progetto si propone come una riflessione sul presente, inteso come condizione fragile e continuamente ridefinita. Un avvio, dunque, che lascia intravedere una possibile evoluzione del format, pensato per adattarsi a contesti diversi e per accompagnare i cambiamenti della città.










