01 gennaio 1970

L’altra metà dell’arte

 
E ora indaghiamo il mondo della comunicazione. Silvia Macchetto, giovane biellese che vive tra Milano e Torino, esperta di strategie in questo settore, ci racconta la sua esperienza

di Manuela Valentini

di

Di cosa ti occupi?
«“Et bien je communique”, come recita un’opera di Ben Vautier. Sono una freelance e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione declinata nei suoi molteplici aspetti, sia in Italia che all’estero nel campo dell’arte in primis, ma anche di progetti legati al design e al cinema. Tengo relazioni con i media sia italiani che internazionali, organizzo interviste, e adoro coordinare i servizi fotografici. Oggi la comunicazione è prevalentemente visiva e le immagini sono veramente decisive. Viaggio continuamente».
Quali sono i tuoi clienti in linea di massima? 
«Musei, istituzioni e gallerie private in Italia e all’estero». 
Le dinamiche della comunicazione dell’arte funzionano diversamente da quelle degli altri settori? Quali sono le differenze, le affinità e strategie?
«Credo che la comunicazione segua le stesse dinamiche in ogni settore, ma per l’arte e la cultura necessita di una maggiore attenzione, perché ha una finalità didattica intrinseca. In una società in continua evoluzione è importante la brevità, adottare una strategia della sintesi, evitare inutili formalismi e catturare l’attenzione di chi riceve l’informazione. Informazione incisiva e innovativa. Superare l’impasse dell’arte contemporanea come sistema che si alimenta per entropia che è rivolto ad una nicchia e catturare l’attenzione di chi non ci vive dentro. Oltre ai media, il pubblico diviso in diverse tipologie: gli addetti al settore, gli appassionati ma soprattutto i curiosi che attraverso la notizia conoscono qualcosa di nuovo. Ad oggi, siamo sottoposti ad un bombardamento di informazioni che può confondere, stancare. Il tasto “elimina” forse è il più cliccato della casella e-mail. La domanda che mi pongo è forse la stessa che si pongono i giornalisti come primi destinatari delle nostre informazioni. Il filtro è la soggettività e l’occhio di chi vede, e lo strumento sono informazioni concise, pungenti e dirette. La mia laurea in legge mi ha formato una mentalità priva di fronzoli, schematica e precisa».
Quanto ha influito nella comunicazione l’avvento di Facebook, Twitter e di Internet in generale?
«I ♥ Rijks, la strategia 2.0 del Rijks Museum è qualcosa di strabiliante ed è il mio esempio. Grazie alla comunicazione 2.0 si può oggi raggiungere audience di tutto il mondo utilizzando un linguaggio pop creando un semplice hashtag o mettendo in rete immagini che hanno affinità con l’evento o la mostra che si sta seguendo per creare chiavi di lettura differenti. Oggi l’arte viene usata infatti come strumento pop da case di moda, di design, di cosmetica per citarne alcuni per dare un valore aggiunto al prodotto di consumo che diventa così oggetto d’arte. Ho un account Instagram dove carico almeno un’immagine al giorno legata a quello che vedo, al mio immaginario estetico e visivo: ogni oggetto o soggetto diventa la chiave per un rimando all’arte alla cultura, e ai progetti che mi vedono coinvolta».
Cosa pensi debba essere migliorato nel tuo settore? Cosa non va?
«Il cliché ‘lo posso fare anch’io’. La comunicazione e l’ideazione di una strategia è cosa assai complessa e va oltre ad una semplice stesura di testo e invio a una mailing list. È un lavoro di ideazione di contenuti che presuppone concentrazione, a cui si aggiunge la gestione dei rapporti personali con i giornalisti, gli artisti e/o i designers, i critici, i curatori, i direttori di musei e gli uffici comunicazione di sponsor e media partner coinvolti. L’aspetto più importante nel mio lavoro sono le amicizie che si sono create all’interno del settore in cui lavoro, che rappresentano un enorme plus valore. A fronte di un lavoro che ci arricchisce, corrisponde un dato dolente che è il guadagno. È risaputo che la cultura è in crisi, mancano i fondi, ma il nostro lavoro spesso, a causa del cliché di cui sopra, viene svilito e si ricevono proposte economiche imbarazzanti che non permettono a volte neanche di coprire le spese. Bisognerebbe istituire un tariffario minimo come le altre categorie professionali. Comunicare implica infatti un’attività di public relations e di gestione di contatti che comporta un’operatività costante. Ogni viaggio in una città nuova diventa occasione per visitare un museo e carpire segreti e strategie di comunicazione e relazionarsi con colleghi di tutto il mondo, anche così nascono nuovi progetti».
Quali eventi segui al momento?
«Moltissimi e tutti stimolanti. La mostra SOMOS LIBRES II che svelerà l’immaginario visivo del fotografo Mario Testino attraverso una selezione di opere della sua collezione privata: alla Pinacoteca Agnelli di Torino dal 17 maggio; la mostra Democracy di Davide Bramante al Castello Sforzesco di Vigevano dal 17 aprile all’8 giugno 2014; una collaborazione con Tar Magazine, in uscita a fine mese, che mi ha permesso di conoscere un paese meraviglioso e di raccontare l’arte contemporanea brasiliana attraverso i suoi nuovi interpreti. Poi l’asta benefica ARTISTI PER GURI I ZI, che si terrà il 14 maggio a Milano da Sotheby’s e vede coinvolti oltre 30 artisti a favore del progetto di micro impresa tessile albanese Guri I Zi, villaggio a nord dell’Albania; ringrazio gli artisti Sofia Cacciapaglia, Enzo Cucchi, Hilario Isola e Matteo Norzi, Elisa Sighicelli e Driant Zeneli, per aver dato, insieme a molti altri, il loro sostegno. E infine un progetto di cause related marketing insieme agli studenti del Master in Business Design della Domus Academy di Milano. Inoltre un progetto legato al cinema o meglio al cortometraggio che ha segnato la nascita del cinema stesso il 28 dicembre 1895, quando i fratelli Lumière proiettano per la prima volta in pubblico il loro primo cortometraggio La sortie des usines Lumière. Parafrasando Picasso, il cinema, considerato la settima arte, “è filmare ciò che si pensa e non si vede”. Oggi sempre più artisti utilizzano il video come media privilegiato e firmano la regia di cortometraggi utilizzando le stesse strumentazioni del cinema. Il confine tra arte e cinema è sempre più labile fino a confondersi. Questo è il core di GOOD SHORT FILMS un nuovo progetto a cui sto lavorando, una piattaforma interamente dedicata ai cortometraggi, che oggi vive una vera e propria rinascita anche grazie allo sviluppo dei nuovi media.Infine sono autore del web zine fondato da Benedetta Leone www.theheritagestudio.com, che racconta storie di stile senza tempo che appartengono al passato ma sono parte del nostro heritage».  

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