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Milano riscopre il Salone dorato del Poldi Pezzoli: parte il restauro dell’ambiente simbolo della casa museo
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Il World Monuments Fund è una delle più importanti organizzazioni internazionali dedicate alla tutela del patrimonio culturale. Alla sua origine c’è il colonnello americano James A. Gray, ingegnere elettrico, ufficiale dell’esercito statunitense e grande conoscitore dell’Italia. Nel dopoguerra venne assegnato a Roma presso l’ambasciata e iniziò a frequentare il mondo della tutela italiana, maturando l’idea di una struttura internazionale al servizio della conservazione del patrimonio. Il primo caso che lo appassionò fu la Torre di Pisa. Negli anni Sessanta Gray studiò personalmente il problema dell’inclinazione del campanile, proponendo un sistema sperimentale di congelamento del terreno per stabilizzarne le fondamenta. Ne conseguì, nel 1965, l’nternational Fund for Monuments, nucleo originario del World Monuments. Decisivo fu il 1966. Il 4 novembre l’acqua alta sommerse la Serenissima raggiungendo livelli drammatici; poche ore dopo l’Arno esondò a Firenze sconvolgendo chiese, biblioteche e archivi. Gray si mosse tempestivamente: raccolse fondi negli Stati Uniti, coordinò tecnici e restauratori, attivando una fitta rete internazionale di sostegno. Da quelle calamità nacque il Venice Committee, destinato a consolidarsi in una fondazione permanente dedicata alle emergenze culturali e ai grandi restauri.

Il World Monuments Fund a Milano
Da allora l’ente ha operato in oltre cento Paesi su siti archeologici, complessi monumentali e architetture storiche. In Italia ha sostenuto circa cento progetti, raccogliendo oltre 23 milioni. Tra le imprese vanno ricordate: la Galleria Carracci di Palazzo Farnese (2011–2015), il Tempio di Portuno (2006–2013), il Tempio di Ercole Vincitore negli anni Novanta, la Chiesa di Santa Maria Antiqua nel Foro Romano, le Uccelliere Farnesiane e l’Arco di Giano. A Venezia ha lavorato per decenni su Scuole Grandi, sinagoghe, chiese e palazzi storici.
Oggi il World Monuments Fund arriva a Milano, dove dal 2027 avrà un ufficio stabile, inaugurando il suo primo intervento al Museo Poldi Pezzoli diretto da Alessandra Quarto: il progetto, spiega la direttrice per l’Italia Fiorella Ballabio, riguarderà il recupero dell’architettura originaria del Salone dorato, tra gli ambienti simbolo della casa museo, gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943.

Nuova veste per il Salone dorato del Poldi Pezzoli
Dal 15 settembre riaprirà nella sua veste storica restaurata, riportando alla luce uno dei più avanzati esperimenti museografici dell’Ottocento europeo. Concepite negli anni Settanta del XIX secolo da Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1822–1879), le sale della dimora nascevano da un proposito allora modernissimo di casa museo. Nato in una famiglia aristocratica lombarda, Poldi Pezzoli trasformò infatti la casa di via Manzoni in un’opera totale, dove architettura, arti decorative e pittura dialogavano in un allestimento unitario. Alla sua morte, nel 1879, lasciò la dimora e le collezioni alla città di Milano, dando origine al museo a lui intitolato, aperto al pubblico dal 1881.

La storia del Salone dorato del Poldi Pezzoli
Il Salone dorato era il fulcro di questa visione: soffitti a cassettoni dorati, damaschi di seta, arazzi, cavalletti storici e una monumentale serliana fungevano da scenografia ai dipinti rinascimentali di Piero della Francesca (1412 ca.–1492), Piero del Pollaiolo (1441–1496), Sandro Botticelli (1445–1510) e Andrea Mantegna (1431–1506). Poldi Pezzoli non riuscì però a vederlo completato e, dopo la sua morte, Giuseppe Bertini (1825–1898) ne proseguì la decorazione. Una concezione questa che avrebbe peraltro influenzato l’Isabella Stewart Gardner Museum, voluto dalla mecenate americana Isabella Stewart Gardner (1840–1924), e la The Frick Collection, creata dal collezionista e industriale Henry Clay Frick (1849–1919).

I bombardamenti dell’agosto 1943 furono purtroppo devastanti: il soffitto crollò, i rivestimenti andarono distrutti e le ricostruzioni del dopoguerra ne alterarono profondamente la percezione. Le recenti indagini hanno però riportato alla luce elementi originali rimasti nascosti, come l’arco marmoreo progettato da Lodovico Pogliaghi (1857–1950) con inserti bronzei di Giuseppe Speluzzi (1844–1926).
Salone dorato: i restauri
Il restauro interesserà la sala nella sua interezza, mentre i capolavori conservati al suo interno verranno temporaneamente trasferiti in un’altra sala, restando sempre visitabili durante il corso dell’operazione. Il World Monuments Fund si distingue non solo per il finanziamento dei progetti tra privati, ma per una rete internazionale di sostenitori, specialisti, accademici e artigiani costruita in oltre sessant’anni di attività.

Accanto ai restauri, sviluppa programmi di formazione per trasmettere competenze e valorizzare il saper fare locale: in Italia l’obiettivo è promuovere l’eccellenza dei restauratori italiani nel mondo e fare del Paese un punto di riferimento internazionale per la conservazione. Centrale anche l’impegno per un turismo sostenibile, l’accessibilità culturale e la tutela del patrimonio rispetto alle emergenze contemporanee, dal cambiamento climatico alla pressione dei flussi turistici. A questo primo contributo, ne seguiranno altri sempre in Italia.












