08 maggio 2019

58 Biennale/4. Sarà “Leone” per la Francia di Laure Prouvost?

 

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Nel numero di Exibart.onpaper 105 che da oggi troverete a Venezia potrete leggere una bella e lunga intervista sul progetto biennalesco che Laure Prouvost (1978) ha realizzato per il Padiglione del suo Paese, la Francia, a cura di Martha Kirszenbaum.

Quel progetto, ora, è ben visibile e percorribile, ed è uno dei più convincenti tra le proposte delle nazioni presenti ai Giardini. Deep see blue surrounding you (sopra uno still dal video su cui ruota tutto il progetto) è il poetico titolo che fa da contorno a un intervento che più immersivo non si può, che mischia desiderio di libertà partendo dalla banlieue parigina, in un vero e proprio viaggio che una compagnia fatta di giovani prestigiatori, acrobati, flautisti, rapper, danzatori di hip hop fa dalla Capitale d’Oltralpe all’interno del Padiglione veneziano, dove ancora in queste ore stanno performando.

Una corte dei miracoli romantica e tragica, persi nei meandri di un ambiente che a tratti si fa rassicurante ventre materno, e in altri momenti caverna infernale. Un cortocircuito a partire dall’ingresso, quasi sottoterra, che si raggiunge attraversando i cespugli e gli alberi che fiancheggiano l’edificio. “Un viaggio verso un luogo ideale”, spiega l’artista, che ha usato un polpo come “animale totemico”, visualizzando i suoi tentacoli come estensioni sensoriali in grado di abbracciare un tutto e sospirare, urlare, parlare, recitare, raccogliere pensieri tra flash, penombre, giochi di vedo-non-vedo e una distesa di un mare fossile (i cui elementi in vetro sono stati realizzato da Berengo Studio che – passateci qualche minuto, e indugiate sui particolari – stringe alla gola.

E se mentre nell’edizione 2017 la mostra curata di Christine Macel era meno potente rispetto ai singoli padiglioni, dal Regno Unito di Phyllida Barlow alla Germania che vinse con Anne Imhof, quest’anno il trend sembra essere invertito, nonostante le buone partecipazioni di Grecia, Austria, Australia, Stati Uniti, “Nordic”, Belgio, Svizzera, Israele e anche Polonia.

Un’altra felice eccezione nel panorama? Il Brasile di swinguerra, messo a punto da Bárbara Wagner & Benjamin de Burca che lavorano all’opera dal 2015 (in home page still da video). Questioni di genere, razza, potere, appartenenza alle classi sociali nel Paese Latino che oggi più che mai vive di fortissime tensioni vengono “superate” attraverso il rito della danza di gruppo, in una sfida annuale tra “bande” nella città di Recife. Tra corpi prevalentemente di pelle nera, di sessualità non binaria, e di un atletismo e erotismo a loro volta “non conforme”. Come questo Padiglione che, se guardato di fretta, rischierà di sembrarvi l’ennesima speculazione antropo-sociale.

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