06 ottobre 2005

A Cagliari è arrivata la fiera d’arte. Ma… che cos’è?

 

di

Il mercato dell’arte contemporanea arriva anche in Sardegna. Almeno così pare. Nasce la SAF, Sardegna Arte Fiera, primo esperimento fieristico della regione, ospitato presso il Lido, storico stabilimento balneare di Cagliari, trasformato in un grande atelier sul mare. Spazi al coperto e all’ aperto e  50 “cabine d’artista” accolgono pittura, scultura, installazioni, video, musica, teatro e poesia, per dar vita a una kermesse che tenta di aprirsi ai linguaggi più innovativi.
Quali gli espositori della prima fiera d’arte contemporanea sarda? E qui qualcosa non quadra. Circa un centinaio di artisti, alcune istituzioni – tra cui il Museo Man di Nuoro, le Accademie di Belle Arti di Sassari e Torino, la Fondazione per l’ Arte Bartoli-Felter- una libreria (Il Portico) e due gallerie locali, La Bacheca e Sottopiano. Strana formazione in campo. Una fiera senza gallerie, in buona sostanza. E tutti i cento artisti? Per la maggior parte si gestiscono da soli le loro “cabine”, mettendo in mostra le proprie opere.
Dunque trattasi di una mostra-mercato o di un festival o di che cos’altro? Lo abbiamo chiesto al responsabile del progetto, Mauro Cossu, che ha risposto: “Se alla SAF si vende? Mah, Noi come organizzazione non gestiamo rapporti di compravendita, cioè il progetto non nasce esattamente coi presupposti di una fiera, è piuttosto una rassegna multimediale…” E allora nessuno compra e nessuno vende, nonostante si chiami fiera! “”Oddio…” prosegue Cossu “non lo si impedisce… ognuno nel suo stand può fare quello vuole, chi vuol vendere vende, o magari prende contatti per futuri accordi commerciali…” Quindi chiunque, anche il singolo artista, può mettersi a mercanteggiare di sua iniziativa? “Bah, in un certo senso si. Ben vengano i rapporti tra collezionista e autore, nessuno mette limiti a niente.”
Specchio del (non) sistema dell’arte sardo. Le gallerie non servono, vige il fai da te. Ma allora perché chiamarla fiera? Questa è una mostra, più o meno. Che però ha in comune una cosa essenziale con le fiere: chi vuole esporre, paga. Trecento euro a cranio, come dichiarato da Cossu, per accedere a uno spazio SAF. In più, spese di trasporti, allestimento, pernottamento, etc, sono a carico degli “ospiti”. Mentre l’organizzazione garantisce “un po’ di materiale tecnico”. Ma se in una fiera è normale versare una quota per affittare uno spazio a fini commerciali, per una mostra la cosa non è né usuale, né auspicabile, né etica. Insomma, una gran bella confusione. Forse, per costruire dalla base un sistema dell’arte, più dell’improvvisazione sarebbero utili delle regole chiare. Iniziando a chiamare ogni cosa col proprio nome?


Sardegna Arte Fiera,
6-11 ottobre 2005
Cagliari, Stabilimento balneare Il Lido
orari di visita: dalle 10 alle 22
ingresso gratuito, nell’ area dello.
info: Associazione Culturale Artegiovane – Via dei Genovesi 48, Cagliari
info@sardegnaartefiera.it
www.sardegnaartefiera.it
organizzazione: Associazione Culturale Artegiovane
col patrocinio della Provincia di Cagliari – Settore Beni  Culturali  Turismo e  Sport, del Comune di Castiadas e della XXI Comunità Montana del Sarrabus Gerrei
col sostegno dell’editore Giancarlo Politi e della rivista Flash Art


[exibart]

6 Commenti

  1. Rispondo all’autore ignoto del presente articolo, che invece cita nomi e cognomi nel suo “statement”. Premetto: non sono amico, fratello e neppure amante del menzionato Mauro Cossu. Anzi, se proprio devo dire la verità, dopo averlo conosciuto (solo in questi ultimi giorni), non saprei neppure dire se mi abbia fatto una buona impressione. Ma mi sento in dovere di spendere due parole per difendere l’iniziativa che ha avuto il coraggio di portare avanti.
    Anzi prima di difendere l’iniziativa in sé, vorrei confutare alcuni “falsi” che vengono presentati dall’autore (ignoto) del presente articolo. “LE GALLERIE NON SERVONO, VIGE IL FAI DA TE” sarebbe più opportuno dire: LE GALLERIE NON ESISTONO, E’ NECESSARIO IL FAI DA TE. Io, ad esempio, partecipo a questa “kermesse” sotto il bollino (che tra l’altro non c’è) di una delle due gallerie citate nell’articolo (in una delle due pare esponga anche il proprietario della stessa galleria), EPPURE HO PAGATO UN TERZO DELLA QUOTA CHE HO COMUNQUE AFFITTATO INSIEME AI MIEI DUE COINQUILINI (che a loro volta hanno pagato la loro parte) . Qui in Sardegna al contrario di quanto è ritenuto inusuale, non auspicabile e tantomeno etico è ASSOLUTAMENTO NORMALE (seppur abominevole) che per fare una mostra si debba pagare. CERTO ESCLUDENDO alcuni benemeriti artisti storici e LE PERSONE CHE HANNO I SANTI NEL CASSETTO O NELLA SCRIVANIA DI PERSONAGGI IMPORTANTI e che hanno accesso a spazi pubblici e di prestigio.
    Credo quindi che se si deve puntare il dito su qualcuno non lo si debba fare non verso una persona che ha comunque avuto il coraggio di provare a creare una cosa che nessuno aveva mai fatto e che sicuramente si sarà trovato a dover abbattere a cannonate le pareti mentali degli interlocutori del caso.
    PUNTIAMO INVECE IL DITO VERSO UNA CITTA’ CHE CON TUTTE LE ARIE CHE SI DA mostra reticenza estrema verso ogni forma di espressione contemporanea che non sia APPURATAMENTE DI MODA e che sia stata GIA’ DIGERITA DA REALTA’ ALTRE.
    Si perché qui in Sardegna, terra di sole, mare e porchetti, si ragiona esclusivamente per mode.
    Tendenze a parte, fatte di scarpe e bellissimi vestiti, l’evento culturale più importante che si svolge a Cagliari è la Sagra di S.Efisio (!!!!!!!!) e per una città capoluogo di Regione non è poi TANTISSIMO.
    Se da una drammatica morte apparente qualcosa ANCORA emerge, lo dobbiamo proprio a questo sporco pugnetto di artisti o comunque presunti tali, che sono disposti a spendere i propri pochi o molti soldi per cercare di non soffocare definitivamente nel fango e nel letame di una città-fantasma. Certo a questo punto bisognerebbe parlare di qualità delle opere, intensità del lavoro, orizzonti di ricerca e parallelamente, ma contemporaneamente, della realtà interlocutrice fatta di critici, operatori artistici, talent scout, giornalisti, esperti d’arte, direttori di gallerie, direttori di musei che dovrebbero per contratto, vocazione, missione, passione, simpatia, conoscenza, raccomandazione, creare uno specchio e un confronto col lavoro degli autori…ma QUESTA E’ UN’ALTRA STORIA!
    C’è da dire che PER FORTUNA esiste il MAN con sede a Nuoro (!!!!!), che, per chi non lo sapesse, non è un emigrato sardo in terra anglosassone, ma l’unica Entità istituzionale che rappresenta l’isola a livello nazionale ed internazionale).
    Sul versante commerciale o per stare in linea con l’autore (ignoto) dell’articolo, per ciò che riguarda il “mercanteggiare” sarebbe opportuno stringersi forte-forte-forte una corda al collo e ridere-ridere-ridere. È davvero bizzarro provare ad aprire questo discorso. (Si, è vero lo ammetto, mi porto dietro in SAF, un borsone nero sperando di tirar su almeno 150 euro per rifarmi delle spese di questi giorni, vendendo a qualche benefattore “un’operetta”). Credo che sia opinione diffusa che per far sì che esista un commercio ci debbano essere almeno due parti coinvolte nella trattativa. Scegliere di fare “l’artista” a tempo pieno in Cagliari non è cosa da tutti. E qui mi fermo. E finché chi sceglie di dedicare la propria esistenza all’arte non avrà delle possibilità di riscatto e di confronto e di crescita, il livello del lavoro sarà sempre più basso e meno ardito rispetto ad altre realtà. E qui mi fermo.

    Se poi l’autore (ignoto) dell’articolo vuole indirettamente supporre che queste quote di partecipazione siano esose e che l’Associazione organizzatrice possa aver avuto dei guadagni sui totali incassati, ne possiamo parlare, nonostante non mi interessi (d’altronde non ho mai visto Mauro Cossu indossare un saio).
    Non credo, però, in conclusione che si possano attribuire all’Organizzazione le responsabilità per la NON-ESISTENZA DI UN SISTEMA DELL’ARTE in quest’isola dimenticata da Dio. Sarebbe ora di venire a cercare ciò che di buono continua ad esistere tra le persone che credono nel proprio lavoro e SPUTTANARE una volta per tutte LE NONCURANZE E LE INETTITUDINI DI CHI DOVREBBE PROMUOVERE (a livello istituzionale) E DI CHI POTREBBE (a livello personale) UNA NASCITA DEL MERCATO DELL’ARTE IN QUESTA “simpatica” TERRA-FERMA.

  2. Rispondo a Simone.
    E’ proprio vero siete solo capaci di lamentarvi, non esistono le gallerie? ti sbagli esistono, solamente siete abituati ad esporre nelle cosidette sale espositive pagando una barca di soldi, e poi?
    Ben vengano queste occasioni le cosiddette fiere, finalmente le sale espositive chiuderanno,e si darà spazio alle vere gallerie, visto che un artista pagando solamente 300,00 euro può esporre per una settimana ed essere visto da circa settemila persone. In considerazione di ciò l’artista che continuerà ad esporre nelle sale in affitto saranno fatti suoi ma che non si lamenti.
    Ti sei presentato sotto il bollino di una galleria che non esiste? come dici tu, e allora perchè lo hai fatto?
    Trovati una galleria, una vera galleria, come accade in tutto il mondo e lascia che promuava il tuo lavoro, se poi vuoi essere un cavallo sciolto, non lamentarti, e soprattutto non giudicare quello che fanno gli altri.

  3. Rispondo a Fabio.
    Caro Fabio, credo che tu non abbia letto il mio intervento o che tu abbia letto e capito ciò che volevi leggere e capire. Pertanto non credo sia utile darti spiegazioni se non dopo aver avuto da parte tua la dimostrazione (ah ah ah) che tu parli della stessa città di cui parlo io (ah ah ah).
    Ti dirò anche che io sono uno dei pochi fortunati che espongono senza pagare da qualche anno (ma questo non l’avevo scritto perchè era una cosa non importante ai fini del mio discorso)e che, a meno che tu non sia stato assoldato da qualcuno che si è sentito toccato dal mio intervento (magari da qualche gallerista), tu evidentemente non vivi a Cagliari!!!!!!!!
    Oppure sei uno dei tanti parlatori che vanno a zonzo a dir la loro senza cognizione di causa.

    ( A questo punto mi auto-censuro, cancellando il resto del testo perchè non ne vale davvero la pena).
    I miei colleghi cagliaritani, sardi in genere, hanno dato la dimostrazione in occasione del mio primo intervento in questo forum di essere davvero dei cani sciolti e poco coerenti con le promesse fattemi a voce. Il fatto che nessuno di loro si sia impegnato a rispondere la dice lunga…

    Quindi non sarò certo io a prendere le loro difese e neanche le mie, visto che io i CANI li adoro…

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui