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Pietro Consagra, uno dei più grandi artisti italiani viventi, è morto questa mattina (sabato 16 luglio) a Milano a 85 anni. A tre mesi dalla scomparsa di Piero Dorazio, viene a mancare un altro dei grandi protagonisti del dopoguerra, che proprio a fianco di Dorazio, con il movimento Forma 1, condusse lunghe battaglie per la libertà e lo svecchiamento dell’arte italiana.
Nato a Mazara del Vallo, si era spostato giovanissimo a Roma, dove abitava nello studio di Renato Guttuso a Via Margutta, immergendosi in quel clima di cambiamenti epocali e di contatti internazionali che allora regnava nella capitale. Ben presto aveva scelto la scultura come suo mezzo espressivo prediletto, e nella scultura emergerà per la grande forza e pregnanza delle sue forme. Non aveva mai trascurato i rapporti con la Sicilia, ed anzi aveva lasciato molte opere pubbliche a Gibellina, in quel cantiere che doveva segnare la riscossa dell’arte sulla natura avversa. Una sua opera, commissionata da Antonio Presti in ricordo del padre e collocata lungo la fiumara di Tusa, aveva dato il via a quella grande esperienza che è poi diventata la “Fiumara d’arte”, in questi giorni al centro dell’ennesima polemica.
Dopo una vita costellata dai maggiori traguardi artsitici, Consagra negli ultimi anni si era trasferito a Milano, dove una lenta ma inesorabile malattia ne limitava progressivamente la vita sociale e professionale. Una bellissima mostra alla galleria milanese Fonte d’Abisso, intitolata “Colloquio con la vita”, tenutasi fra l’ottobre e il dicembre del 2004, era riuscita a presentare una panoramica di altissimo livello della sua produzione; Consagra era lì, e si godeva quelli che erano destinati ad essere i suoi ultimi momenti “pubblici”. (massimo mattioli)
[exibart]










C’è ancora, nella ex trattoria dei Menghi, ora ristorante cinese, una pittura murale di Consagra, quasi un reperto di un tempo antico che sembra più che mai attuale, è uno di quei dipinti che facevano arrabbiare i realisti, quelli che dopo aver visto Guernica di Picasso, pensavano alla soluzione di Guttuso. Consagra invece no, vedeva qualcosa di più grande del quadro e della scultura, vedeva una trasformazione dell’architettura e del mondo, della città e dell’uomo. Questo modo di vedere in grande è rappresentato da quel lavoro murale che per tanto tempo è stato lo sfondo della vita degli artisti di Forma, delle loro cene, delle loro bevute. Ora è la testimonianza di un momento essenziale della storia dell’arte contemporanea così come l’opera di Consagra.
siamo onorati di averlo qui a gibellina…lui non morirà mai xkè è presente in tutte le sue opere…a rivederci