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Oggi avrebbe compiuto 96 anni Eugenio Carmi, scomparso a Lugano, grande pittore legato all’Astrattismo e all’Informale, scappato in Svizzera – a causa delle persecuzioni razziali – e tornato nella sua Genova (dove era nato nel 1920) dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Aveva studiato al Politecnico di Zurigo, e si era laureato in chimica, e poi in Italia allievo di Galletti e Casorati, riprese quel percorso artistico iniziato in adolescenza e che, in realtà, lo portò ben più lontano delle materie scientifiche.
Raccontato da Dorfles, Giovanni Carandente, Pierre Restany, fu compagno di avventure di Victor Vasarely, Umberto Eco, Max Bill, Konrad Wachsmann, Furio Colombo, Ugo Mulas, Kurt Blum, Emanuele Luzzati, Flavio Costantini, e nel 1966 e nel 2011 partecipò alla Biennale di Venezia.
Dagli anni ’50 aveva percorso una sorta di ricerca anarchica della pittura, uscendo dalla tela e incontrando materiali industriali come la latta, o addirittura più scultorei, come il ferro e l’acciaio, attraverso i quali aveva sperimentato le possibilità dell’Informale e dell’Astrattismo.
Dal 1958 al 1965 era stato anche “responsabile immagine” dell’Italsider del capoluogo ligure, e le ultime opere erano incentrate sulle leggi matematiche della natura, quasi in un ritorno ai suoi antichi studi. L’ultimo omaggio? Glielo rende in questi giorni il Museo del Novecento di Milano, dove fino al prossimo 13 marzo potrete scoprire questa figura dell’arte italiana nella mostra “Eugenio Carmi. Appunti sul nostro tempo. Opere storiche 1957 – 1963”.










