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È scomparsa il 25 settembre, a 84 anni, Helena Almeida, tra le artiste portoghesi più influenti, sperimentatrice del mezzo fotografico e pittorico, famosa per le sue performance nel campo della body art. Almeida si trovava nella sua casa di Sintra e la notizia ha colto di sorpresa l’ambiente artistico non solo portoghese, considerando che pochi giorni fa aveva presenziato all’apertura di una sua mostra alla galleria Helga de Alvear a Madrid. Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dal primo ministro portoghese, Antonio Costa.
Nata nel 1934, Almeida si è formata a Lisbona, dove frequentò la Scuola di Belle Arti, studiando pittura ma dedicandosi presto alla fotografia. Influenzata dallo spazialismo di Lucio Fontana, negli anni ’60 soggiornò a Parigi, dove entrò in contatto con i movimenti culturali più all’avanguardia del periodo e, al suo ritorno in Portogallo, portò con sé quelle novità, non particolarmente gradite alla dittatura di António de Oliveira Salazar. «Il mio corpo è la mia opera; la mia opera è il mio corpo», usava dire per riassumere le direzioni intraprese dalla sua ricerca, orientata al superamento delle barriere tra rappresentazione e realtà, lavorando sull’ibridazione tra immagine e fisicità. Il carattere rivoluzionario ed elegante del suo lavoro, sempre attento all’essenzialità della misura e della forma, emerse alla Biennale di Venezia del 1982, dove sarebbe tornata anche nel 2005, riscuotendo ancora un grande successo. Molte le mostre, tra Parigi, Barcellona, Tokyo e Madrid e, attualmente, le è dedicata una ampia monografica alla Tate Modern di Londra, visitabile fino al 4 novembre.














