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Il suo blog era intitolato “perleaiporci” e parlava di tutto un po’. In chiave tagliente, arrabbiata, verace. D’altronde era il “diario aperto” di un critico d’arte. Quel critico si chiamava Alberto Agazzani, viveva a Reggio Emilia, dove si è tolto la vita a 48 anni.
Colpa, forse, della difficile riabilitazione dopo un incidente stradale che gli aveva procurato il come. Poi il risveglio, poi la riabilitazione, e poi i vuoti di memoria che descriveva anche sulla sua pagina facebook, ma dai quali forse era profondamente turbato: “Non avrei mai pensato che avere dei vuoti di memoria prevedesse anche non ricordare cose giuste da dimenticare ma impossibili da rimuovere nella salute. E scoprire tante novità conosciute, amate e ritrovate. Vita nuova e vita bella!”
E insieme ad un gruppo di artisti figurativi, Agazzani si era anche prodigato in prima linea durante il terremoto dell’Emilia, con l’evento ARTquake: insieme all’Accademia di Belle Arti di Bologna e il Comune di Reggio Emilia si era organizzata una raccolta di opere d’arte la cui vendita era stata finalizzata alla precisa ricostruzione di un’edificio di pubblico utilizzo nei paesi del sisma. Un nome non facile quello di Agazzani, ma che forse mancherà ai “duri” della critica.










