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Dopo le sue dimissioni galleristi e artisti hanno firmato continue petizioni chiedendone il ritorno. I tutor del corso curatoriale hanno protestato e lasciato il loro posto, ma il consiglio del centro ha detto che si tratta solamente di vertenze sindacali. Oggi, però, la vera ragione del suo allontanamento sarà più chiara, perché verrà depositata la causa contro il centro olandese.
Ma certo, parliamo di Lorenzo Benedetti, licenziato dopo solo un anno di direzione al De Appel di Amsterdam.
Per gli artisti, da un capo all’altro del mondo, è un “santo”, e di certo la nomea di massimo esperto (Rudi Fuchs lo ha definito il più bravo curatore del mondo), di direttore illuminato e attentissimo ai particolari, gli viene anche dalla direzione del museo di Middelburg, dove sotto il suo “regno” hanno esposto tra gli altri Nedko Solakov, Jimmie Durham, Olaf Nicolai.
Ma c’è qualcosa che non ha funzionato, ad Amsterdam: tra le varie ipotesi pare ci sia stato anche il mancato ascolto al presidente del consiglio del centro, Joop Daalmeijer, che da tempo propone di aumentare pubblico al museo per soddisfare “standard di reddito”, ovvero far entrare più gente per maggiori entrate.
Però, insomma, quando Benedetti è stato assunto al De Appel il suo curricula era chiaro: è ben noto che non si tratta di un curatore incline al “populismo artistico”. Vedremo i risvolti di una faccenda che, specialmente alla stampa olandese, ha fatto versare fiumi di inchiostro.












