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Visionaria, romantica e magari anche catartica, la mostra che stasera si inaugura con un concerto al MAXXI.
Curata da Hou Honru e Anna Palopoli, vede la partecipazione di un progetto a più voci, con opere provenienti dalla Corea, dalla Francia, dal Messico e dall’Italia.
Gli Artisti? “Dei sognatori straordinari” sostiene Hanru (direttore artistico del MAXXI) e pacifisti, come Pedro Reyes che trasforma pistole e altre armi da fuoco in strumenti musicali.
L’arpa, la batteria e il violino sono solo alcuni degli oggetti dell’installazione Disarm realizzate nientemeno che dai resti delle armi raccolte dall’esercito messicano e che stasera suonano dal vivo!
Ma l’operazione di Reyes è solo una delle “stanze della creazione” tutte segnate dalle trasformazioni globali in atto, adesso generano nuovi esperimenti sociali fondendo tra loro arte e design.
L’esposizione che andrà avanti fino al 28 marzo e che porta il nome Transformers, ingannando lo spettatore che pensa ai giocattoli made in Giappone, in realtà coinvolge tutto l’immaginario visivo degli ultimi tempi: le boe di salvataggio per i migranti (Lampedusa di Didier Fiuza Faustino), la plastica che divora il pianeta nelle foreste di scolapasta (Hubble Bubble di Choi Jeong-hwa), e all’ingresso il fiore di loto (Golden Lotus) che respira è fatto dai teli termici usati dai rifugiati.
Tra oggetti e materiali di vario genere anche un grande girocollo moltiplicato di perle colorate in caduta libera (Cosmos) e le sedie derivate dal riutilizzo del vetro, Post Forma di Martino Gamper che suggeriscono un invito alla socialità, al dialogo e allo scambio di parole e che infatti disposte in cerchio hanno fatto da eleganti capitelli per l’architrave sognante di artisti e curatori in conferenza stampa. (Anna de Fazio Siciliano)












