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L’onda lunga delle avanguardie italiane contina a colpire e, non a caso, durante una delle più grandi fiere dell’arte: Frieze.
Stavolta, dopo la consacrazione “multipla” di Giuseppe Penone – portato a Frieze New York anche da Marian Goodman – da Luxemburg & Dayan, galleria tra le più importanti al mondo, si aprirà una restrospettiva decisamente museale che comprenderà, in sessanta opere, l’evoluzione del lavoro di Alighiero Boetti dal 1965 al 1989.
Lampada Annuale (1967), Autoritratto (Alfabeto Muto) del 1971, Mappa, Mimetico, Tutto (nella foto) e molti altri pezzi più o meno rari, saranno in scena accompagnati da un nuovo saggio di Jean-Christoph Ammann.
Ma ci sarà anche un altro omaggio, che la dice lunga sull’importanza dei nostri “avi”: “Microsalon: An Homage to Iris Clert“. La grande gallerista, che contribuì alla fortuna di Yves Klein con il progetto Le Vide, nel 1958, e che diede spazio alle ricerche di Lucio Fontana, Jean Tinguely e César, in un arco di tempo che andò dal 1955 al 1970, sarà la punta di diamante nella sezione Frieze Masters.












