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“Joint is out of time” è la prima mostra proposta da La Galleria Nazionale nel 2019, visitabile fino al 2 giugno. Un progetto che prevede l’esposizione di artisti stranieri e italiani – Elena Damiani, Fernanda Fragateiro, Francesco Gennari, Roni Horn, Giulio Paolini, Davide Rivalta e Jan Vercruysse – con opere prodotte quasi tutte nell’ultimo ventennio, una scelta interessante, curata da Saretto Cincinelli e Bettina Della Casa.
Come il titolo suggerisce, non si nasconde un legame con il progetto espositivo “Time is out of joint”, proposto nel 2016 dalla direttrice Cristiana Collu. Tale legame, infatti, si manifesta non tanto nel nome scelto per la mostra, quanto nelle modalità espositive proposte, in cui vengono messe in dialogo le opere del presente e quelle del passato. Il visitatore, infatti, se in un primo momento è portato naturalmente a chiedersi quale sia la sala deputata all’esposizione temporanea, subito dopo si accorge che non ce n’è una.
La mostra, infatti, appare diluita all’interno della collezione, quasi confondendosi con essa. Solo lo sguardo di un visitatore attento e in confidenza con le opere e gli spazi della Galleria, riuscirà subito a cogliere “i nuovi arrivati”. Chi, invece, si trovasse per la prima volta a percorrere gli spazi della Galleria, probabilmente non si accorgerebbe della mostra, pensando le opere come parte integrante della collezione. Quello della “caccia alla mostra”, infatti, pur sembrando un gioco divertente in un primo momento, alla lunga potrebbe stancare fruitore, che visita gli spazi della Galleria appositamente per vedere l’esposizione ma che, in questo modo, rischia di perderne dei pezzi.
Un peccato se si pensa alla qualità delle opere che la compongono, una selezione accurata che si muove, soprattutto, sul linguaggio del minimalismo e della fotografia. Una scelta, quella espositiva, che ci suggerisce forse anche un altro messaggio: desiderio di ampliare la collezione? (Serena Schioppa)
In home: Jan Vercruysse, Portret van de Kunstenaar door Hemzelf (XIV),1984, Collezione Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea
In alto: Roni Horn, Dead Owl, 1997, Collezione privata, Bologna. Courtesy Galleria Raffaella Cortese








