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Per il primo ministro francese Dominique de Villepin non è decisamente un momento felice. Fresco dalla batosta rimediata sulla riforma del mercato del lavoro, in seguito alle note violente proteste, il premier ha cercato di riprendersi presentandosi come il patrocinatore di una grande esposizione – La Force de l’Art, prevista al Grand Palais dal 9 maggio, con oltre 200 artisti francesi DOC – che nelle intenzioni pretende di ristabilire una posizione preponderante per l’arte francese contemporanea. Una manifestazione – che dovrebbe poi avere una cadenza triennale – che si pone come contraltare transalpino alla britannica Tate Triennial e all’americana Biennale del Whitney. Le critiche – accompagnate dalle prime defezioni importanti – non si sono fatte attendere, centrate sulla presunta interferenza del governo nelle arti, e sul supposto tentativo di stabilire uno stile “ufficiale” nell’arte francese. “De Villepin aveva caricato la mostra di un significato politico e persino nazionalista”, ha dichiarato a Le Monde l’artista Gerard Fromanger, comunicando il suo boicottaggio dell’iniziativa.
[exibart]








Prima di dover andare al balottaggio per scegliere tra Chicac e Le Pen i francesi, nostri cari cugini, figli di quello zio che si disse avesse litigato con papà, ci diedero dei fascisti.