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Un bagno di statuette: miglior film, regia, sceneggiatura, produzione, fotografia, montaggio, fonico, colonna sonora e canzone originale. È l’incetta di premi che ha fatto “Anime Nere”, il film del regista 46enne romano Francesco Munzi, storia di ‘ndrangheta che racconta delle vicende di una famiglia calabrese coinvolta, da sempre e naturalmente, con la malavita. Ma tra i concorrenti alla scorsa 71esima mostra del cinema di Venezia “risarciti” oggi c’era anche “Il giovane favoloso”, ovvero la storia di Giacomo Leopardi interpretata da Elio Germano (premiato), girato da Mario Martone che ha raccolto cinque David oltre che per la prova di Germano anche per scenografia, costumi e trucco.
Altri premi poi per “Noi e la Giulia” di Edoardo Leo, miglior regista esordiente ad Edoardo Falcone per “Se Dio vuole”, “Il ragazzo invisibile” di Gabriele Salvatores e “Belluscone” di Franco Maresco.
E dall’estero? Miglior film dell’Unione Europea è il britannico “La teoria del tutto” di James Marsh, il miglior film straniero è “Birdman” di Alejandro Iñárritu, e poi c’è stata la “comparsata” del grande Quentin Tarantino, arrivato a ritirare due vecchi David: quello del 1995 per “Pulp Fiction” e del 2012 per “Django Unchained”, consegnati niente meno che da Ennio Morricone. Che di cinema se ne intende, come sappiamo e come abbiamo recentemente raccontato, intorno alla sua ultima polemica più o meno soft. Insomma, stavolta è oro quello che luccica. Per fortuna, e anche per riprenderci un poco da tutte le mancanze di Cannes.










