14 giugno 2017

Art Basel/3. Unlimited tiepida, con uno sguardo fortemente proteso agli anni ’70

 

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Tendenza comune sicuramente, che abbiamo notato molto presente anche a Documenta, è lo sguardo agli anni ’70 e un poco agli anni ’80. Non fa eccezione questa edizione di “Unlimited”, lo spazio di Art Basel dedicato alle opere “fuori scala”. Se è finita l’epoca del gigantismo siamo invece entrati in una dimensione molto composta, che a sua volta sembra rispecchiare un’energia un po’ calante, tra opere che per la maggior parte sono legate a un’estetica minimalista, con alcuni esempi monumentali. 
Tanti anche i video: sarà per questo che, insomma, ci sembra di essere in una “Unlimited” in bianco e nero. 
Qualche menzione, però, di questa sezione curata anche quest’anno da Gianni Jetzer, dobbiamo farla. Ecco allora che la nostra preferenza va al video di John Akomfrah, presentato da Lisson Gallery, al gonfiabile di Otto Piene, che accoglie i visitatori all’ingresso e che non poteva che essere presentato dalla tedesca Sprüth Magers; bello anche il video di Arthur Jafa e l’intervento di Michal Rovner che, rappresentato da Pace, ha realizzato Anubi, ovvero un incontro ravvicinato in una stanza semibuia con una serie di animali notturni che di illuminato hanno solo gli occhi (home page). Divertente l’Albero di Natale completamente in acciaio presentato da Philippe Parreno con Pilar Corrias. Gli italiani? Non mancano, anzi: Paolo Icaro (presentato congiuntamente da P420 e Massimo Minini) è presente con Foresta, installazione datata 1967; Francesco Arena (a sua volta presentato da Cortese con Sprovieri) mentre, a proposito di anni ’70, c’è anche un bello spazio firmato, proprio nel 1970, da Enrico Castellani, con Magazzino e Lévy Gorvy. Buon tour! 
Sopra: Enrico Castellani, Spazio Ambiente, 1970, Art Basel Unlimited, 2017. Photo: Benjamin Westoby per Artsy

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