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Perché tre grandi artisti contemporanei hanno scelto come tema per le loro opere il cadavere del l’ex dittatore libico, Muammar Gheddafi? Ebbene si, la figura d’ispirazione è piuttosto discutibile, ma sembra che sia l’ultima tendenza nel mondo dell’arte. L’artista Yan Pei-Ming ha mostrato infatti, all’inizio di quest’anno, il suo dipinto Gaddafi Corpse 20th 2011 alla galleria David Zwirner a New York, mentre l’artista britannica Jenny Saville sta lavorando in questi giorni ad un dipinto raffigurante il corpo del dittatore. Perfino l’artista italiano Luca Del Baldo ha intenzione di esporre il suo lavoro su Gheddafi il prossimo dicembre al Centro Congressi Medioevo a Como. Naturalmente i corpi dipinti non sono certo una novità per l’arte ma ognuno di questi artisti ha voluto dare la propria versione di questa scelta. «L’immagine di un dittatore morto ripreso dai media è molto più potente e scioccante rispetto allo squalo di Damien Hirst» ha dichiarato Luca Del Baldo, che già in passato si è cimentato con la “pittura dei cadaveri” dipingendo le spoglie di John Kennedy e Mussolini. Anche l’artista Jenny Saville è intervenuta, esprimendo la sua opinione a tal proposito, durante un forum presso il Museum of Modern Art di Oxford : «Quello che ho trovato più inquietante sulla stampa, non erano le immagini in sé del corpo di Gheddafi, ma quelle delle centinaia di mani che tenevano telefoni per riprendere e fotografare il defunto dittatore». Il cinese Yan Pei-Ming si è concentrato invece esclusivamente sulla figura del dittatore cercando di ricostruirne l’identità dopo aver eliminato tutto ciò che lo contornava nelle diverse foto scattate: «Tutto il resto è stato lasciato fuori dalla composizione, in modo da infondere alla scena ancora più mistero. Era sdraiato su un materasso e c’erano oggetti sparsi intorno a lui. Io in un certo senso, ho voluto dargli indietro la dignità umana lasciandolo solo con la sua morte». (Francesca Iani)













