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Nello spauracchio globale in cui siamo immersi, dove chiunque è potenzialmente pericolo e qualsiasi cosa è, potenzialmente, dannosa, c’era finito in mezzo anche il cadmio. E non in alimenti o simili, ma nei pigmenti per la pittura!
Erano stati infatti dei funzionari del governo svedese che, all’inizio del 2015, avevano intrapreso “vie legali” contro le polveri e i solfuri che danno il rosso, il giallo, l’arancio, e nella fattispecie contro gli artisti che li usanano, colpevoli – sciaquando i pennelli – di inquinare le falde acquifere, con i liquidi di scarto che prima passano nei fanghi di depurazione e poi vengono di nuovo immessi in natura con l’irrigazione. No comment, ma fatto sta che dopo lunghe consultazioni – anche con artisti – l’offensiva è stata ritirata e Michael Craine, amministratore delegato della holding Spectrum Artists’ Paints, ha tenuto a ribadire che non sono le vernici al cadmio responsabili per l’inquinamento, ma piuttosto le batterie al nichel-cadmio scaricate in discarica, visto che la loro regolamentazione è difficilmente applicata.
E cari ossessionati dalla paura di essere inquinati, sappiate che senza la pittura al cadmio, usata a partire dalla metà dell’800, forse non ci sarebbero stati i toni caldi de L’urlo di Munch, dei Vaso di girasoli di Vincent van Gogh e delle figure di Monet.












