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Un impegno dell’arte, e nell’arte, che però è votato alla condivisione del rischio di imprese “impossibili”, nel sostegno e nella partecipazione (e nell’immaginazione), di pratiche e progetti artistici che si contrappongono e sfuggono al regime del consumo.
A dialogare, oggi, con Paola Tognon, Andrea Boghi, collezionista bresciano, Oliviero Falconi, collezionista di Bergamo, l’avvocato (e collezionista) Maria Grazia Longoni da Milano, con Francesco Taurisano, dell’omonima collezione napoletana.
Ma cos’è l’impegno dell’arte? Risponde Oliviero Falconi:
Oliviero Falconi: L’impegno dell’arte per me significa indagare come gli artisti interpretano le modifiche sociali e relazionali all’interno del contesto nel quale viviamo. Un contesto, cosi come viene definito già da qualcuno prima di Bauman, che porta con sè cambiamenti molto veloci. Poter intercettare la sensibilità di alcuni artisti nel rappresentare questi cambiamenti e’ una cosa che stimola molto e rappresenta per me il gesto del collezionare.
L’impegno dell’arte o l’arte come impegno? Risponde Francesco Taurisano
«Entrambe. Sicuramente l’impegno dell’arte, coerente con quella che è la direzione della mia collezione: artisti che indagano la condizione umana. L’arte però diventa anche impegno. Lo dimostrano queste ultime tre settimane nelle quali abbiamo viaggiato per l’arte tra Londra, a Istanbul (per una possibile collaborazione con la sua Biennale), Vienna, Roma e adesso qui a Verona».












