11 novembre 2014

Azimut/h, ovvero com’è stata rivoluzionata l’arte del secondo Novecento. Ne parla Luca Massimo Barbero, allo Studio La Città

 

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L’esperienza di Azimut/h fu un “terremoto creativo”, una “esperienza straordinaria”. Così inizia la descrizione del progetto di Enrico Castellani e Piero Manzoni, durato una manciata di mesi tra il settembre 1959 e il luglio del 1960, a Milano e composta da quella che fu una galleria passata alla storia, con la sua rivista. 
Un nido di sperimentazione radicale, legata ad alcuni dei più grandi protagonisti della scena artistica di quegli anni, con un vivace e dinamico dialogo internazionale. Diversificate nel lettering, Azimut (la galleria) e Azimuth (la rivista) formalizzarono un’autentica nuova concezione artistica che visse nella dialettica di “continuità e nuovo”. 
Ora tutto questo progetto è in mostra a Venezia, alla Collezione Guggenheim, mentre a Milano altri due protagonisti del movimento, Lucio Fontana e Yves Klein, sono in scena al museo del Novecento. Occasione unica, se non avete ancora visto le mostre, è quella di presentarvi mercoledì alle 18.30 a Verona, alla Galleria Studio La Città, dove Luca Massimo Barbero prosegue la sua indagine approfondita sulla scena artistica del secondo dopoguerra, con un talk, proprio su Azimut e Azimuth. Per restituire anche con le parole il ruolo fondante che l’ “esperimento” ebbe nel panorama artistico italiano e internazionale di quegli anni 

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