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Maschere, rubinetti e manopole sono solo alcuni degli oggetti che compongono le originali sculture di Arkeo Industriale, un nuovo brand di design emiliano-romagnolo. Il nome prende le mosse da “Alchemica”, frutto dell’ambiziosa idea di unire basicamente i quattro elementi – terra, acqua, aria e fuoco – per ottenere un ordine cosmico. Il progetto nasce da una grande passione nei confronti delle lampade, nutrita da un gruppo di lavoro modenese – ma bolognese d’adozione – che risponde alla creatività della designer Nicoletta Ventura, poi sfociata quattro anni fa nella fondazione di un marchio divenuto ben presto internazionale, grazie alla partecipazione a numerose mostre e fiere europee. Le opere si basano sulla reinterpretazione creativa di utensili e macchinari industriali del passato che rievocano magiche atmosfere ancestrali. Dietro all’operato di questi professionisti, uno studio approfondito delle forme come primordiali espressioni dell’arte, in grado di formulare un linguaggio filosofico e spirituale insieme.
Dopo aver aderito alle due scorse edizioni della Design Art Week di Bologna – oltreché a quella di Barcellona – Arkeo Industriale partecipa anche quest’anno sotto una nuova veste: il pubblico potrà infatti ammirare le singolari opere d’arte nella galleria permanente di Via Val d’Aposa 11, che si è inaugurata il 25 settembre, in concomitanza con l’apertura dell’ormai celebre manifestazione bolognese dedicata al design. «Abbiamo scelto Bologna – spiega Ventura – in quanto città molto recettiva per quanto riguarda questo tipo di proposta artistica, ma anche perché avevamo intenzione di rendere più agevole il reperimento dei nostri oggetti luminosi nella regione. Non scordiamoci tuttavia la posizione geografica strategica del capoluogo emiliano, facilmente raggiungibile da qualsiasi luogo in Italia e in Europa».
Degno di nota è sicuramente Arco di Arkeo, la scultura luminosa che sarà esposta nel nuovo spazio di Via Val d’Aposa come omaggio a Pier Giacomo Castiglioni, in occasione del cinquantesimo anniversario dalla scomparsa del grande maestro. Da una straordinaria base a tre piedi di un antico strumento di misura terrestre in legno e ottone, è nata l’idea di assemblare una canna, sempre in ottone, in modo da creare una struttura ad arco che si rifà esplicitamente all’iconica lampada da terra realizzata nel 1962 dai fratelli Castiglioni per Flos: Arco, per l’appunto. Una creazione antropomorfa dunque che proietta i visitatori in una dimensione temporale metafisica tutta da sperimentare. (Manuela Valentini)














