07 novembre 2015

Buone notizie. A Napoli torna una “camera delle meraviglie”: annunciata la riapertura stabile del Museo Filangieri

 

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Gaetano Filangieri, principe di Satriano, nipote dell’omonimo filosofo illuminista autore della Scienza della Legislazione, era un uomo di interessi vastissimi e di ingegno acuto, figura tipica dell’intellettuale dell’Ottocento. A testimonianza delle sue passioni, rimane una collezione che comprende più di 3mila pezzi, tra armi e vestiti cinesi, maioliche e porcellane della Real Fabbrica Borbonica, quadri di Jusepe de Ribera e Mattia Preti, oltre a una biblioteca composta da 15mila volumi e manoscritti e 7mila monete di varie epoche. Una raccolta eterogenea che esprime perfettamente il gusto degli anni in cui visse, un’epoca orientata dalla fiducia del Positivismo, dall’osservazione scientifica della realtà e della storia, dallo sviluppo della coscienza collettiva, ma incrinata dai fulgori del Romanticismo, con le sue fughe esotiche, i ritorni spiritualistici e le rivalutazioni dell’individuo. 
Questa collezione che conserva intatto il sogno di un uomo e di un secolo, sarà fruibile al Museo Civico Gaetano Filangieri, finalmente riaperto in maniera stabile. Il Museo si trova in via Duomo, allestito nel quattrocentesco Palazzo Como, edificio costruito da una famiglia di ricchi mercanti sulla scorta del Rinascimento Toscano. Dopo essere stato sede di una birreria e alloggiamento dei militari spagnoli, se ne arrivò a conservare solo la facciata in bugnato e le pareti laterali, in seguito a un pesante intervento di risistemazione, necessario per le operazioni urbanistiche previste del Risanamento. Filangieri, però, intuì le potenzialità del luogo e, dopo aver finanziato i lavori di riedificazione, propose al Comune l’ipotesi di istituirvi un museo civico, allestito con la propria collezione, che fu aperto l’8 novembre del 1888.
Da allora, il museo ha subito sorti alterne, come ha raccontato Maria Piera Leonetti, presidente dell’associazione Salviamo il Museo Filangieri, nata nel 2013 con lo scopo dichiarato di salvaguardarne l’esistenza e la fruibilità: «Dopo anni di inagibilità, nel 2012, si tornò a parlare del Museo e c’erano grandi progetti ma, poi, tutto è cambiato e l’interesse si è nuovamente spento. A quel punto, si palesò la necessità di istituire un’associazione specifica che potesse occuparsi a tempo pieno della questione». «Abbiamo cercato di mantenere viva l’attenzione delle persone e delle istituzioni, organizzando eventi specifici – ha continuato Leonetti – e finalmente siamo arrivati a un nuovo inizio». Da dicembre, infatti, sia la sala Carlo, al piano terra, con la collezione di armi e armature e le sculture di Francesco Jerace, che la sala Agata, al primo piano, con la stupenda pavimentazione disegnata da Filippo Palizzi e allestita a quadreria e biblioteca, seguendo le teorie di Viollet-le-Duc, saranno visitabili. Il museo, però, non guarda solo al passato e l’evento previsto per il 21 novembre, in cui artisti come Angelo Casciello, Franco Cipriano, Giuseppe Desiato, Baldo Diodato, Isabella Ducrot, Gianni Pisani regaleranno una loro opera a quanti faranno una donazione a favore del Museo, annuncerà ufficialmente la riapertura nel segno del contemporaneo. (Mario Francesco Simeone)

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