28 febbraio 2017

C’è anche la Triennale di Kathmandu. Appuntamento con grandi nomi, in Nepal, per una manciata di giorni. Per riflettere su città, patrimonio e pratiche dell’arte

 

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Si intitola “The city, my studio/ The city, my life”, ed è la prima Triennale di Kathmandu – in Nepal – che si aprirà il prossimo 24 marzo 2017, e che resterà in scena – guardando ai mesi e mesi di cartelloni biennaleschi, da una parte all’altra del mondo, per pochissimo: fino al 9 aprile.
Curata da Philippe Van Cauteren, direttore artistico dello SMAK di Gent, Belgio, la mostra ospiterà circa 70 artisti provenienti da circa 25 paesi. Il tema? Facilmente spiegato dall’iconico titolo: il rapporto tra arte, la città e il suo patrimonio, dedicata alle persone che hanno perso la vita nel grande terremoto del 2015 che colpì il Nepal centrale.
Kathmandu, dove tradizione e modernità si incontrano e dove gli artisti provenienti da Nepal e altri Paesi possono sviluppare il loro lavoro indipendentemente dal peso del mondo dell’arte, è dunque l’ambiente che vedrà in scena una serie di nuovi produzioni, tra gli altri di artisti decisamente blasonati: Cai Guo -Qiang, Francis Alÿs, Imran Qureshi,  Kader Attia, e anche l’italiano Massimo Bartolini, Nedko Solakov, Oscar Murillo, Roman Ondak, Shilpa Gupta, Song Dong, solo per dirne alcuni. 
E Francis Alÿs ha sarà anche l’artista-padrino di questa edizione inaugurale. 

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