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La produzione artistica di Gerhard Richter che va dal 1976 al 1994 è stata completamente documentata in un catalogo, ma che fine hanno fatto i suoi primi lavori? Recentemente l’artista, noto per il particolare rigore con cui cataloga le proprie opere, ha disconosciuto alcuni dipinti del suo primo periodo realizzati durante i suoi studi nella Germania dell’Ovest, come per esempio il paesaggio industriale datato 1962 che vedete nella foto qui sopra.
Tra il 1962 e il 1968 Richter sperimentò uno stile figurativo molto realistico che negli anni seguenti disprezzò a tal punto da decidere di non inserirlo nel suo catalogo ragionato. Questa scelta ha generato non poche critiche, è giusto che un artista escluda alcune opere dalla sua eredità artistica? Un catalogo dovrebbe essere completo e accademicamente accurato, per permettere alle generazioni future di comprendere e apprezzare il lascito dell’artista. È corretto che sia Richter stesso a redigere il proprio catalogo, scegliendo deliberatamente di non menzionare più di un lustro di produzione artistica? In Germania si è acceso un vivace dibattito intorno a questo tema, ponendo anche altre spinose questioni. Per esempio, cosa accadrebbe a un’opera acquistata, magari a caro prezzo, che l’artista in seguito sceglie di disconoscere? La risposta non è difficile da immaginare.










