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Triste epilogo per Il CICV Pierre Schaeffer d’Hérimoncourt (Montbéliard, Francia), centro internazionale per la ricerca e la creazione nel settore delle nuove tecnologie applicate all’immagine, al suono e alla comunicazione.
Il Ministero della Cultura francese ha comunicato ufficialmente in questi giorni la decisione di chiudere definitivamente una delle strutture più prestigiose e rinomate al mondo –insieme allo ZKM di Karlshrue o all’ICC giapponese- per la sperimentazione nel campo delle arti elettroniche.
Motivazione addotta dal governo francese: mancanza di fondi sufficienti, banca rotta, cattiva amministrazione finanziaria, eccessivi costi di gestione e di mantenimento delle apparecchiature, spese esorbitanti per il sostegno della produzione.
Il CICV, a quanto sembra, aveva un deficit ormai insanabile (pari a 180.000 euro), che i contributi delle Stato e della Regione non potevano più fronteggiare. Tredici dipendenti pubblici si ritrovano adesso con una lettera di licenziamento in mano, mentre le strumentazioni informatiche e gli studi per il montaggio video e sonoro, verranno venduti all’asta, da qui a breve. Quanto alla cinquantina di artisti e collettivi in residenza, il loro destino è inequivocabile: dovranno presto cercarsi altri spazi –a pagamento magari- dove insediare i propri laboratori, provvedendo a smantellare le aree progettuali e di lavoro appositamente prodotte per il centro. Il web site del CICV, che ospitava 4000 visitatori al giorno, è adesso ridotto a una lugubre schermata nera, su cui scorre la lettera di commiato e di ringraziamento del consiglio di amministrazione. “Demain est un autre jour, mais la nuit est longue“… questa la chiosa dolce-amara con cui si congeda un luogo simbolo della ricerca artistica e tecnologica contemporanea. (helga marsala)














La lettura di questa notizia è tanto triste quanto prevedibile, purtroppo.
Io ho vissuto tre mesi della mia vita (18 gennaio / 20 aprile 2002) all’interno del CICV, come stagista ed ho sempre augurato a tutti di poter vivere la mia esperienza. Un posto unico (il castello Eugene Peugeot immerso in un parco naturale…) con tutte le strumentazioni utili alle produzioni video e multimediali, e gli artisti che potevano usufruire di tutto quel ben di Dio… Tante idee condivise tra i residenti e che aiutavano a crescere chi, come me, era ancora all’inizio dell’avventura artistica. E poi la videoteca con mille e più opere…
E’ proprio triste pensare che questo non esiste più…
Stefano Marinacci