06 giugno 2005

Croff, do il Padiglione Italia alla Gianelli. Per la prossima Biennale

 

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Alla fine la mobilitazione di certo mondo dell’arte ha avuto successo: il Padiglione Italia tornerà. Molto probabilmente all’Arsenale, giusto accanto al nuovo padiglione cinese. E se tutto andrà bene -si è sbilanciato Davide Croff, presidente della Fondazione lagunare- potrà essere inaugurato già per la Biennale di Architettura del prossimo anno. Ma sicuramente per la Biennale d’arte curata da Robert Storr nel 2006. Il commissario italiano? Già deciso, sarà la direttrice del Castello di Rivoli Ida Gianelli.

[exibart]

10 Commenti

  1. sono Momo’uno degli organizzatori di ESSERCI padiglione italia, chiesa di s.gallo. A volte arrabbiarsi fa bene e porta bene ma sono ancora nero…… e lo rimarro’ fino al 2007 ….
    So aspettare vigilando ,organizzando e stringendo alleanze con gli artisti italiani e italici.

  2. Niente di nuovo, amici miei, tutto si sapeva già dalla conferenza stampa di presentazione a Roma. Si sapeva, con i crismi dell’ufficialità, che dopo un secolo l’Italia sarebbe rimasta senza padiglione, per poi cercarne uno dove capita, alla stregua delle neonate repubbliche ex-slave o ex-sovietiche. Di nuovo c’è soltanto che l’ineffabile Croff, noncurante di una mobilitazione che per una volta è stata unanime e trasversale, ribadisce bellamente che l’Italia uscirà dal giro buono. Forse per il vuoto pragmatismo di Croff è preferibile un luogo comodo e ben collegato, piuttosto che la confusione e la promiscuità ottocentesca dei Giardini. Qualcuno gli dica che l’arte è fatta anche di sfumature, di sensibilità, di emozioni… e gli offra la presidenza di qualche società finanziaria, o impresa edile, che forse meglio si addicono alle sue inclinazioni

  3. Come al solito le istituzioni poco sanno di quanto in realtà succede nel piccolo mondo dell’arte. Croff ha pensato di fare la scelta giusta nominando chi ha diretto per moltissimi anni il Castello di Rivoli, che una propaganda martellante ed interessata descrive come l’unico museo decente d’arte contemporanea in Italia.
    In verità Rivoli e la sua direzione, a parte qualche normalissimo merito, fin dall’inizio hanno promosso solo l’arte italiana che non dava fastidio all’Arte Povera, che in Rivoli ha in effetti il suo feudo , accentrando fino alla vergogna il suo interesse esclusivamente sugli artisti gravitanti attorno alle gallerie milanesi De Carlo e Guenzani, ignorando tutto il resto, in particolar modo la pittura, anche quella meno asservita alle logiche di basso mercato e, ancora più sfacciatamente ignorando tutte le realtà torinesi sviluppatesi tra la fine degli anni 80 e
    buona parte degli anni 90.
    Bisognerebbe dire che il tanto straordinario fenomeno Cattellan , dipinto come un geniale self made man viene fuori da una situazione di questo tipo, come anche uno dei suoi sostenitori, Bonami : entrambi,
    con l’astuzia dei venditori di tappeti
    più che degli intelettuali di genio, hanno sguazzato in questo bell’ambiente truccato.
    La principale sponsor di Bonami é la Sandretto infatti che oltre all’omonima fondazione, esempio di intrapresa privata con lauti fondi pubblici, ha un importante influenza su Rivoli
    C’è da pensare che è in questo bell’ambientino dai risvolti cristallini che sono partiti i fondi per
    organizzare le prime aste finte di Cattelan.
    Alla biennale ora servono invece persone che garantiscano una buona volta una rappresentazione completa e senza settarismi di tutto quanto si fa in italia .
    Ne abbiamo le scatole piene di burocrati come Giannelli e Bonami , buoni solo a trafficare in relazioni ma incapaci di scrivere
    e teorizzare alcunchè di decente di intelligente o comunque di commentabile.
    Ida Giannelli non é adatta al compito di selezionare gli artisti italiani , bisogna dirlo forte e chiaro, bisogna ripeterlo ad alta voce.
    Meglio un comitato di quattro cinque persone che si odino e litighino tra di loro
    in totale disaccordo: avremmo un padiglione italia una buona volta rappresentativo e finalmente disomogeneo e magari scombiccherato così come disomogeneo e scombiccherato é non solo l’italia, ma il mondo intero, fortunatamente e giustamente.

  4. Questo è uno dei motivi per cui preferisco di gran lunga Exibart alle altre forme di informazione sull’arte: tutti i “potenti” che su Flash Art e simili facevano finta di fare il bello e cattivo tempo, dichiarare senza riscontro qualunque idiozia, qui vengono sbugiardati e spernacchiati pubblicamente. Io credo che questo sia un grande valore che si aggiunge alla mera informazione.

  5. il problema di fondo è che ogni direttore è espressione di un interesse particolare o di una lobby. o anche solo del gusto personale, che non è poco. meglio il lavoro a più mani, anche a-progettuale, senza criterio, senza forzature o teorizzazioni masturbatorie. solo con finalità espositive, banalmente solo per dare visibilità alle opere. troppo spesso si parla della biennale di questo o quel direttore e non la biennale con questi o quegli artisti!

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