05 aprile 2004

Croff, la Biennale deve esporre artisti già affermati, non fare sperimentazione. E per la poltrona di direttore già c’è il totonomina

 

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Per la Mostra di Arti Visive della Biennale le strade possono essere due: proseguire sulla sperimentazione e continuare a scommettere sui nuovi talenti, oppure rivolgersi ad un panorama artistico fatto di nomi già affermati, guardandosi alle spalle. E credo che questa seconda strada sia quella meglio percorribile”. A parlare –in una intervista alla Nuova Venezia– è nientepopodimenoché Davide Croff, neoboss della neofondazione La Biennale di Venezia.
Sistemata la Biennale di Cinema nominando Marco Muller alla direzione, il presidente della Biennale deve ora necessariamente sciogliere il nodo Arti Visive. La mostra sarà tra un anno e del direttore ancora nemmeno l’ombra. La griglia di partenza sembra tuttavia già formata. Ai primi posti? Achille Bonito Oliva, Angela Vettese e Paolo Colombo. Con tuttavia la consapevolezza, da parte dei beninformati, che Croff voglia metterci assolutamente del suo…

[exibart]

1 commento

  1. Bhè, che dire?
    A questo punto alla Biennale di Venezia invitiamo tutta la transavanguardia e Roma anni ’60.
    Niente da dire sul valore artistico di quest’ultimi, ma forse il merito di Bonami è stato quello nel credere in una metodologia “sperimentale” (per l’Italia), che ha portato, mi sembra, buoni frutti.
    E’ ovvio che chi scommette sul sicuro avrà certamente un risultato migliore, ma forse sarebe meglio rischiare, anche se i frutti di questa “scommessa” si vedranno in futuro.
    Come dire, investimo sui nuovi talenti, non ivestiamoli!!!!

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