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Il mondo della cultura canadese si è dimostrato molto ottimista nei confronti della promessa di Justin Trudeau, nuovo capo di governo eletto lo scorso ottobre, di investire oltre 380 milioni di dollari nell’arte e nella cultura, sebbene alcuni ritengano che i nuovi finanziamenti potrebbero rivelarsi insufficienti e in netto ritardo rispetto alla reale necessità del paese.
Trudeau, leader del Partito Liberale e figlio dell’amatissimo ex primo ministro Pierre, ha promesso di raddoppiare gli investimenti del precedente governo al Canada Council for the Arts, l’ente che gestisce i finanziamenti per musica, teatro, danza e arti visive, oltre a un nuovo stanziamento di 150 milioni per la CBC, il servizio pubblico radiotelevisivo nazionale. Il precedente governo del conservatore Stephen Harper aveva indispettito l’establishment culturale canadese tagliando i fondi al settore di oltre l’8 per cento, fatto che non era di certo passato inosservato alla Canadian Art Coalition. A questo vistoso passo indietro si era unita la cancellazione di due importanti programmi culturali internazionali che Trudeau ha promesso di ripristinare: Promart, che concedeva borse di studio all’estero per gli artisti, e Trade Routes, uno strumento di promozione dell’esportazione di lavori di artisti canadesi. A settembre, prima di essere eletto come nuovo capo di governo, il giovane Trudeau si era scagliato contro i provvedimenti di Harper ribadendo l’importanza dell’arte e della cultura come collanti sociali, promettendo di far sentire gli artisti o aspiranti tali, anche quelli delle comunità indigene, supportati a tutti i livelli. Anche se alcuni artisti hanno espresso scetticismo e disillusione nei confronti del nuovo governo, è innegabile che le promesse di Trudeau facciano tirare un sospiro di sollievo a tutti gli amanti dell’arte, non solo canadesi.












