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Era uno degli eventi più attesi dell’”off” Miart 2007, la prima tappa dell’articolato progetto curato alla Triennale Bovisa da Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni. Ma l’opening di Timer – Intimità/Intimacy ha convinto solo in parte il neanche troppo pubblico accorso all’appena inaugurato spazio postindustriale: ottimi i nomi scelti per illustrare l’ecumenico tema, ma con opere spesso già straviste a livello internazionale. Inadatti gli spazi per un allestimento un po’ caotico e forse troppo affollato, e art addict che – dopo il tour de force dell’apertura prolungata fino alle 23, hanno preferito sciamare verso ristoranti o feste private. Del resto alla Bovisa sarebbero rimasti a bocca asciutta: la poderosa macchina organizzativa non aveva infatti previsto il benchè minimo buffet né cocktail, ed ai coraggiosi convenuti non è rimasto che sorseggiare una birra al nuovo bistrot, rigorosamente a pagamento. Atmosfera quasi inquietante nel cortile esterno, con ampio sfoggio di muscolosi bodyguard, inediti per una mostra d’arte.














una curiosità: perchè quando leccate il cu.. ai galleristi mettete il vostro nome, e quando invece criticate non avete il coraggio di firmarvi? Comoda la vita!
Dai critichino, vieni fuori…
.
Concordo che non e’ molto corretto pubblicare una stroncatura come questa senza firmarsi. Probabilmente, come d’uso giornalistico, essa è dunque da attribuire al direttore.
Fatto sta che la mostra Timer effettivamente si e’ dimostrata un po’ un flop: poco visitata gia’ dall’inaugurazione, si mantiene sul quasi-desertico anche durante il suo svolgimento (chi ha accesso ai dati sulle presenze puo’ verificare, prima che essi vengano opportunamente taroccati, ma essendoci una biglietteria e’ un po’ piu’ difficile).
Deludente già in assoluto,
lo e’ ancor piu’ pensando all’enorme spargimento di soldi (della Triennale, cioe’ nostri), di nomi e di propaganda.
Una buona occasione assai sprecata
(ed e’ solo la prima puntata di un ciclo di tre eventi…).
Chissà che ne pensano gli sponsor.
Mica per niente la Chrysler, occhio lungo, stavolta si è eclissata…
Saluti
Hermes Agostini
Realizzare una mostra indecente con artisti bravi non è da tutti. Continuate così!