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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva dichiarato che Statue of Humanity (nella foto di home page), scultura composta da due figure umane alte 30 metri, sita a est della città di Kars e che rappresenta la riconciliazione tra la Turchia e l’Armenia, secondo l’interpretazione dell’artista Mehmet Aksoy, è una brutta opera, e aveva suggerito di rimuoverla (www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=44950&IDCategoria=204).
Una disquisizione poco carina, e poco professionale, che è costata al Presidente una multa di 3mila e 700 dollari. Peccato però che ora le parti potrebbero ribaltarsi perché Aksoy, interpellato su cosa farà con i soldi ricevuti come risarcimento, ha dichiarato che non userà il “denaro sporco” per l’arte.
Risultato? L’affermazione è passata come un insulto ad Erdogan e ora l’artista rischia quattro anni di galera. I pubblici ministeri turchi non sembrano avere dubbi, anche se lo scultore, attraverso le pagine del quotidiano Hürriyet ha spiegato che non si trattava di accuse rivolte al Presidente ma solo del concetto che si tratta di denaro non ottenuto con il proprio lavoro.
L’incidente è l’ultimo di una serie di casi in cui il presidente turco ha portato artisti e scrittori in tribunale per apparenti “insulti” nei confronti della sua leadership autoritaria. E così siamo punto e a capo, con l’intelligenza di nuovo dalla parte del torto “politico”.










