15 aprile 2007

Destino crudele, Roma deve rinunciare alle archistar…

 

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Certo il meccanismo per la selezione è obbiettivamente perverso. Parliamo del Concorso Internazionale di Progettazione “Campidoglio Due – La Casa dei Cittadini“, per la realizzazione di un nuovo polo di servizi amministrativi negli spazi dell’ex Manifattura Tabacchi, a Roma. La cui fase preliminare, con l’individuazione dei sedici progetti finalisti, sui 36 concorrenti, si è chiusa in questi giorni. Come previsto dal bando, otto di questi venivano selezionati in base a precisi parametri economici, mentre gli altri otto venivano pubblicamente sorteggiati fra i rimanenti concorrenti. Ebbene, il destino – cinico e baro, si sa – ha deciso che concorrenti di prestigio globale, da Peter Eisenman a Zaha Hadid, Jean Nouvel, Norman Foster, Arata Isozaki, rimanessero fuori dalla gara. Una vera sfortuna, dover rinunciare al contributo di professionisti contesi in tutto il mondo, per le bizze di una pallina, o di un’urna… Meno male che dalla scure del sorteggio si sono salvati molti architetti italiani, già attivissimi nelle commissioni pubbliche o in ambito accademico, alcuni perché estratti, come Vittorio Gregotti, altri perché già al sicuro con la precedente selezione, da Franco Purini a Piero Sartogo. Con tutto “vantaggio” della città…

[exibart]

5 Commenti

  1. Certo che gli italiani sono proprio i soliti neoplatonici! Hanno adottato il concorso di idee ad “inviti” così che è “invitato” lo sa in tempo utile per poter andare all’Ipermercato … oops, scusate, all’Iperuranio a comprare le idee che gli servono. Nel caso temibile che qualcuno “non invitato” possa averle già, le idee, si adotta il concorso a curriculum, cioè su “quanto” si è già realizzato di analogo. Immaginate che cosa sarebbe successo se lo avessero adottato per la Cappella Sistina…

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