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Nell’epoca delle espansioni dell’arte c’è qualcuno che rema contro, e avremmo qualcosa da imparare, probabilmente. Non fosse perché il soggetto, in questo caso, è niente meno che Dia Art Foundation che con la nuova direzione di Jessica Morgan, pare aver chiuso il progetto dell’ex direttore Philippe Vergne, ovvero quello di trovare un’altra casa per la fondazione a Manhattan, lasciando lo spazio al 545 della 22esima strada ovest, in piena Chelsea.
Che invece, dopo la chiusura per diverso tempo, sta tornando ad ospitare mostre temporanee (in corso La Monte Young e Marian Zazeela e in arrivo Robert Ryman, nel suo primo solo-show negli Stati Uniti dopo oltre 20 anni).
«Voglio creare una programmazione costante a Chelsea, perché non ha senso avere questo incredibile immobile e pensare di affittare qualcos’altro», dice Morgan. Dia inoltre, sempre a Chelsea, ha anche gli spazi degli uffici al 535 della 22esima west, e anche lo spazio temporaneo al 541 della stessa strada.
Tre edifici che potrebbero essere riconfigurati, visto che il denaro raccolto da Vergne anche con la polemica vendita di opere da Sotheby’s nel 2013, è ancora allocato, ma di aprire altri spazi nel sanguinoso panorama di locazioni newyorkesi, per la nuova direttrice, non se ne parla. I sogni sono altri: per esempio riconfigurare anche Dia:Beacon (nella foto sopra) come spazio per site specific, sulla scia della Turbin Hall della Tate, la ex casa di Morgan. Che evidentemente non ha ancora dimenticato.












