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Non vedo, non sento, non parlo. Di fronte a segnali stradali “artistici” che indicano il divieto di mafia, corruzione e omertà, un intero quartiere di Catania ha dichiarato di non essersi accorto di nulla. La provocazione arriva dal collettivo Popap, da tempo in trincea per sensibilizzare l’opinione pubblica della città e dell’ormai infuocata “Sicilia Contemporanea” su temi di pubblico interesse. Un caso? Probabilmente no, visto che le precedenti creazioni stradali del movimento non avevano suscitato alcuna ira e adesso invece la municipale ha compilato un verbale di 389 euro destinato alla stravaganza prodotta dal gruppo artistico, colpevole di aver inserito nel contesto stradale simboli non facenti parte della comune segnaletica.
Un progetto decorativo che strizza l’occhio all’Arte Pubblica, a quella componente sociale quantomai importante, soprattutto oggi, che lancia un segnale forte in un territorio in parte ancora piegato dalla malavita organizzata.
“Non pensavamo di infrangere la legge né tantomeno il codice della strada. Del resto i nostri cartelli non erano un’offesa per qualcuno, lanciavamo un messaggio positivo”- si difende il gruppo. L’amministrazione municipale della città etnea evidentemente non la pensa così. Forse i “segnali della coscienza” hanno disturbato il traffico. O qualcos’altro? (m.b.)


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E’ risaputo che simili segnali possono disturbare il traffico, o, per meglio dire, lo infasidiscono.
Va chiarito che non si tratta precisamente di quello stradale.