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E’ la risposta americana al Turner Prize. Il nuovo big art prize newyorkese, l’Ordway Prize, non è promosso però da una istituzione pubblica, come nel caso del fratello maggiore britannico. A istituirlo è stata la McCall Foundation (PMF), un’organizzazione privata fondata nel 1987 da Penny McCall –madre dell’attuale direttrice, Jennifer McSweeney- e dedicata al supporto di artisti contemporanei, critici e curatori.
Ed è proprio a queste tre categorie che si rivolge il Premio –il cui nome deriva da quello di Katharine Ordway, filantropa e collezionista, nonché prozia di Ms. McSweeney- che, con cadenza biennale, nominerà sei finalisti internazionali. Requisiti essenziali: avere almeno 40 anni, essere nel pieno di una folgorante carriera, avere minimo 15 anni di lavoro alle spalle, esercitare un’influenza sulle generazioni più giovani. Cosa c’è in palio? Denaro in quantità. I due vincitori assoluti (un artista e un critico o curatore) si mettono in tasca ognuno 100.000 dollari -superando di gran lunga le 25.000 sterline del Turner e i 77.000 euro del blueOrange, riservati per altro a un solo nome- mentre gli altri quattro finalisti si consolano con $7,500 a testa.
La prima shortlist? E’ già stata annunciata: per la categoria “arte” gli statunitensi Sam Durant e Senga Nengudi (USA) e la colombiana Doris Salcedo; tra gli arts writer e i curator ci sono invece Lynne Cooke, curatore del Dia Art Foundation, David Rimanelli, giornalista freelance e critico, Ralph Rugoff, direttore del Wattis Institute of Contemporary Arts del California College of the Arts. Appuntamento al 16 dicembre per conoscere i nomi dei due fortunati.
[exibart]












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