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Bidoni, fustini, taniche, bottiglie arrivate dal mare nelle cale di Carloforte più esposte a venti e correnti: sono i soggetti antropomorfi che il fotografo Thierry Konarzewski, con la curatela di Raffaella Venturi, mette in scena a Cagliari, in un cava di tufo – antico spazio che oggi prende il nome di Cartec, e che sorge accanto ai Musei Civici.
“Enosim”, antico nome che i Fenici diedero all’Isola di San Pietro, diventa così una mappatura di inquietanti presenze che non sono solo in rapporto dialettico, oltre che formale, con la morte delle cose, ma che raccontano di come la natura riesca a “liberarsi” e far riaffiorare i rifiuti dati in pasto al mare dall’uomo.
Un argomento che viene trattato con una “variazione”, rispetto alla denuncia quotidiana, fatto di immagini di maschere tribali, arcaiche, di volti misteriosi come ce li immaginiamo, e come potrebbero essere i vecchi miti del mare, confusi con la plastica consumata, mutilata e rotta, che trova una forma in una nuova forma, nella fine della storia una nuova storia.










