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Ilaria Bonacossa, direttrice del Museo di Villa Croce a Genova e nel board del Forum di Prato, in un momento delle “restituzioni” al Teatro Metastasio, dà la risposta più eloquente: «Ci aspettavamo che qualcuno dal Ministero seguisse questi tre giorni (a parte la presenza inaugurale di Federica Galloni all’opening di ieri) e che sul finale qualcuno potesse venire a commentare i risultati». E invece le “istituzioni” sono le grandi assenti dalla maratona pratese.
Ma questa fatica a dialogare con la politica è uno dei motivi per cui nasce il Forum, ed è una delle cause che scatena qualche reazione al Teatro Metastasio, così come viene rimarcata a gran voce una scarsa presenza degli artisti come coordinatori ai tavoli, anche se Cesare Pietroiusti precisa che si tratta principalmente di un appuntamento incentrato sull’organizzazione. Dunque, anche in questo caso, gli artisti sarebbero stati relegati alla loro mera funzione produttiva? Deresponsabilizzati dall’andamento del contemporaneo in Italia? Pure vittime del sistema?
Anche questo fa parte del dibattito critico di questi tre giorni, che oggi fa leva su altri nervi scoperti. Durante la mattinata si restituisce al pubblico il risultato di un argomento che, negli ultimi anni, è stato sulla bocca di tutti: la vita del Padiglione Italia alla Biennale, e la necessità di “salvarlo dal ridicolo”.
Per prima cosa, anche questo giro, si attacca il carattere politico della nomina, effettuata in “presa diretta” dal Mibact. E allora perché non istituire una commissione internazionale, rinnovata ogni biennio per garantire trasparenza ed evitare nepotismo, che nomini una rosa di possibili curatori scelti sulla base della professionalità?
In secondo luogo, ma non meno importante, si rimarca anche la necessità di creare un organo di mediazione che possa sottoporre alla politica un’idea del mondo dell’arte: semplicemente per farla conoscere, per evitare altre uscite poco felici come quella che Franceschini pronunciò proprio durante la presentazione dell’ultimo padiglione italiano: «Ho scoperto che la Biennale di Venezia è una manifestazione molto apprezzata nel mondo».
Insomma, si ripete un po’ un copione che tutti perfettamente abbiamo sott’occhio ma che, finché non si riuscirà ad ottenere un po’ di attenzione “dall’alto”, non si tradurrà in un vero cambiamento.
“Politica”, insomma, resta anche oggi parola presentissima così come “società” e “formazione”, tanto che in diversi tavoli – dalla comunicazione, alla critica, al rapporto dell’arte con l’editoria – pare sia la prima chiave per poter variare l’andamento dell’arte contemporanea in Italia e, ancora, per renderla competitiva con gli altri sistemi occidentali.
Ma se il mondo del contemporaneo italiano chiede attenzione, c’è parallelamente un rapporto schizofrenico con i “palazzi”: si vorrebbe meno ingerenza, ma dall’altra parte più presenza, e un’altra domanda serpeggia: perché, per esempio, alla Biennale di Venezia le istituzioni sono quasi sempre state assenti, mentre ad Expo sono andati tutti? C’è davvero ampio spazio di riflessione. Aggiornamenti in corso.













Separare la politica dall’arte? Sbagliato. La separazione c’è adesso, al Forum non è presenta la Politica, perché la Politica sa bene che non esiste un VALORE e UN BENE CONDIVISO dell’arte, e che il pubblico a cui si riferisce ABO, in realtà è piccolissimo e fatto solo da “addetti ai lavori”. Forse il singolo vive una schizofrenia tra spettatore, artista, critico, curatore ecc. ecc. Certo. Ma si tratta si quella fusione e confusione di ruoli necessaria per bypassare un sistema autoreferenziale e paludoso. Ed ecco l’artista che per lavorare deve fare il PR (altro che opere!!!) e lo spettatore che esprime la sua opinione come fosse un critico; o il curatore che scimmiotta l’artista senza esserlo, facendo sparire l’opera.
Girando per il Forum vedo bagliori di speranza, ma solo se sapremo scendere dalle torri, in cui non c’è più neanche l’avorio. Domani vedremo le proposte concrete e nei prossimi giorni la buona fede dei partecipanti nel collaborare e lavorare insieme per davvero.