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Sul Macro mi fa piacere che l’assessore Luca Bergamo invece di far morire le cose di inedia si stia dando da fare per inventarsi qualcosa. Non dobbiamo dimenticarci che il museo proviene da anni molto bui. Durante la breve Consiliatura di Ignazio Marino molti problemi sono stati affrontati in maniera brillante e inedita, ma la cultura è stata un po’ trascurata dunque è assai significativo che oggi la città si faccia carico di ragionare su cosa fare di questo spazio.
Le note positive tuttavia finiscono abbastanza qui. La soluzione della Giunta al problema rischia di mostrarci una toppa peggiore del buco. Invece di aprire al dibattito, di accogliere le idee dal mondo, di fare una ampia chiamata, Bergamo si è accontentato di incaricare un suo compagno di liceo di redarre un nuovo progetto. Il progetto non è stato neppure redatto perché il compagno (di liceo) si è limitato a dire che riproporrà in spazi istituzionali una esperienza anti-istituzionale che si sta svolgendo in uno spazio illegalmente occupato della città.
Sono radicalmente contrario alle occupazioni, ma devo ammettere che l’esperienza di Giorgio De Finis negli spazi della ex Fiorucci ha dei profili di un certo interesse, e trasferirne lo spirito dentro ad un’istituzione (con budget di lusso) tuttavia significa chiaramente tradirla alla radice.
Una storia dunque che nasce male, con un corollario di violenze, bullismi e volgarità istituzionali e forzature da parte di tutti che i lettori del mio giornale conoscono purtroppo alla perfezione. Non deve svanire comunque la speranza, da ottobre 2018, di vedere comunque qualcosa di sfidante al Macro. Anche i presupposti più tristi possono essere smentiti e la città di Roma – o quel che ne resta – ne ha un forsennato bisogno. (Massimiliano Tonelli, Direttore Artribune)










