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Da anni e anni, da ogni parte del mondo, il Fronte Autonomo per la Liberazione dei Nani da giardino è più che una leggenda. Nato in Francia intorno alla metà degli anni novanta, si è espanso sempre più, spesso con alcune digressioni: c’è chi per esempio non si accontenta di “riportare” i nani nel bosco, il loro ambiente naturale, ma vuole liberare anche le loro anime dalla prigione in gesso in cui sono racchiuse, rompendoli. Oppure c’è chi, come accade in Germania, vuole completamente sterminarli, sequestrandoli, decapitandoli o esponendo in pubblico gli esemplari rapiti.
E chissà, dunque, chi è stato a rapire un nano dell’artista Sam Tufnell, al Cornell Museum of Art in Florida. La statua, che vale 5mila dollari, fa parte dei 13 esemplari di nani intitolati Gnome Power, e per chi lo restituirà la ricompensa è di 500 dollari.
Gli gnomi, ha spiegato il newyorchese Tufnell, sono parte di un’installazione pubblica, e nonostante i rischi che questa modalità comporti, l’artista ha spiegato che sente che il rapporto di fiducia tra lui e il pubblico è venuta a mancare. Tant’è che tutto il nucleo scultoreo è stato rimosso. La creazione di opere che prendono spunto dagli Gnomi da giardino è iniziata nel 2012, seguendo una sorta di fascinazione per il banale, per il basso e il popolare. Ma forse Tufnell ha proprio sottovalutato il “sottobosco” di chi, i nani, li vuole di nuovo liberi. E chissà se servirà tappezzare i muri di manifesti “Missing Gnome”, quando forse le anime del bosco si saranno già prese cura del nanetto imprigionato nella resina blu cobalto.














