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Milano e Melbourne preparano il loro gemellaggio. Lo scorso martedì 25 novembre vice il Sindaco di Melbourne Susan Riley e il Sindaco di Milano Gabriele Albertini hanno sottoscritto una lettera d’intenti. Formalità a parte, i rapporti tra le due città sono già intensi come testimoniano le molte iniziative di questi giorni, a cui seguirà un ricco programma triennale di scambio fra arte e cultura.
Giovedì 4 dicembre, riprogettata da un architetto italiano, il milanese Mario Bellini, riapre la National Gallery of Victoria International (NGVI), la più grande galleria d’arte dell’emisfero australe. Un grande orgoglio per la città di Milano: Bellini, infatti, è risultato il vincitore di un concorso internazionale di progettazione a cui hanno partecipato i più importanti nomi dell’architettura mondiale. La National Gallery lo celebrerà con una mostra monografica (fino al 22 febbraio 2004).
L’Italia è protagonista anche nella galleria delle esposizioni permanenti . Il museo australiano accoglierà opere di grandi artisti tra i quali non mancano anche capolavori italiani, tra cui, fra i più preziosi, il Banchetto di Cleopatra del Tiepolo.
Giovedì 11 dicembre, presso il prestigioso Melbourne Museum, è la volta della Triennale di Milano che presenta la mostra Design in Italy 1945-2000 , Collezione Permanente del Design Italiano. L’esposizione è patrocinata dal Comune di Milano.
[exibart]










Sarà, ma questa visione cosmopolita di Milano grazie al Bellini, mi lascia assai perplesso e disincantato.
Qualcuno è in grado di spiegarmi, oltre quanto nella notizia esposto con toni di markeing alla Mulino Bianco per intenderci, cosa ci sia di realmente concreto nel gemellaggio?
Un coro di protesta mi seguirà con quanto dirò sin oltre la morte, ma guardando Milano nella contemporaneità: l’Alba messa e rimossa davanti alla Stazione Centrale; la Stazione Centrale con tutti i soppalchetti della ditta che ha spinto nella realizzazione del progetto fatto passare per traguardo innovativo architettonico delle Ferrovie Italiane per un beneficio dei suoi utenti; la Piazza Cadorna coperta con quella tettoia di vetro da capanna del geometra siglato dalla Aulenti, e quell’ago e filo (fantastica scultura) piazzata lì nel caos del traffico veicolare con un senso della percezione visiva neanche chiara ai ciecati; il monumento a Pertini in fondo a Monte Napoleone; l’abominevole fontana in Piazza San Babila; il nuovo teatro degli Arcimboldi che sa di magazzino rimesso a nuovo (crollano lastre di applique pesanti come vetrate di cattedrali con la stessa semplicità con cui si schiodano le scalette delle piscine); il rifacimento della piazza del Duomo che più logora e inutile di com’è oggi val giusto per gli extracomunitari in gita di pic nic; le stazioni del passante ferroviario che sembrano cessi pubblici macro dimensionati.
Da questo parziale elenco, pensiamo davvero di esportare cultura genio e sapere architettonico, per un gemellaggio con l’Australia. Orca! facciamo probabilmente schifo anche agli aborigeni, indigeni del posto.
Bellini, Gardella, Gregotti, c’era Rossi una volta, sono questi i poker d’assi con cui confrontarci all’estero? Mah.
Angelo Errico.