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Repliche fino al prossimo 3 giugno, per uno spettacolo che ha fatto discutere, appassionare e commuovere fin dalla sua prima messa in onda negli Stati Uniti, nel 2003. Stiamo parlando del remake teatrale di “Angels in America”, la miniserie televisiva prodotta dall’HBO che vedeva tra i suoi interpreti sul piccolo schermo anche Al Pacino, Meryl Streep ed Emma Thompson. Lo spettacolo di Tony Kushner è ora in cartellone all’Elfo Puccini (dopo le repliche al Teatros del Canal di Madrid) per la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani. Il tema è un viaggio visionario seguendo la condizione di alcuni omosessuali e delle figure che ruotano intorno alle loro vite durante la metà degli anni ’80, a New York, in piena presidenza Reagan e durante l’onda travolgente dell’epidemia di Aids, piaga dell’epoca contemporanea e malattia di una minoranza di cui si preferisce tacere, impossibile da arginare ma sulla quale si opera una massiccia operazione di rimosso e di indifferenza, da parte delle istituzioni. Eppure nell’intricata sceneggiatura della saga sono i corpi più variegati a venirne a contatto o ad esserne contagiati: c’è Prior che viene abbandonato dal compagno e inizia ad avere delle visioni di angeli che gli rivelano la sua natura di profeta, c’è l’avvocato Roy Cohn, vicino alla Casa Bianca che invece di ammettere la sua natura fa spacciare lo stadio terminale dell’Hiv per un cancro al fegato, e c’è il suo giovane amico Joe Pitt, cancelliere, sposato con una moglie vittima delle allucinazioni e degli psicofarmaci, a sua volta segretamente omosessuale che si innamora della compagna di Prior, Louise.
Ma non lasciatevi ingannare dall’intreccio in apparenza sentimentale o “leggero”: “Angels in America”, nei due tempi intitolati “Si avvicina il millennio” e “Perestroika” (insieme una maratona di sette ore di scena) è uno spettacolo che non coinvolge solo la comunità Lgbt, ma tutta l’umanità preda del mondo occidentale, vittima della solitudine, dell’idea militaresca della malattia, della paura del prossimo nei confronti delle difficoltà, nelle modalità di costruzione (o distruzione) dei rapporti umani. Uno spettacolo che attinge a piene mani anche dall’idea di misticismo, dove il corpo piagato di Prior è, secondo gli angeli, il portatore di una profezia, il predestinato che conosce il dramma della nostra epoca, la figura che potrà scegliere se tornare a vivere e lottare sulla Terra o restare nell’aldilà. “Una fantasia gay su temi nazionali” che ha vinto diversi Premi Ubu e l’Hystrio per la regia nel 2008 e il Premio ANCT (Associazione Nazionale Critici di Teatro) nel 2007 e che è stato definito da Franco Quadri di “Repubblica” come una pièce che “supera i vincoli ambientali, importa fantastiche visioni registrate e ridondanti sonorità”. Il tutto con una scenografia spesso scarna e terribilmente efficace, come nella migliore tradizione dell’Elfo.









