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Qualche borbottio giungeva, dall’Alto Adige, quasi sottovoce, ma parevano le solite immancabili polemiche destinate a spegnersi nel nulla, non degne di menzione. Legittime – in quanto personali – proteste di qualche sparuto visitatore. Ma ora è la magistratura ad intervenire, e la cosa cambia decisamente. Stiamo parlando della mostra Group Therapy, in corso fino al prossimo gennaio al Museion di Bolzano. In particolare dell’installazione sonora Confine immaginato, della coppia di artiste goldiechiari. “Una commistione di suoni provenienti da diversi scarichi del bagno – così la racconta in catalogo la curatrice Letizia Ragaglia – esegue l’inno nazionale italiano: un elemento quotidiano, casalingo e triviale si sostituisce all’ufficialità e alla sacralità che abitualmente accompagna questo rito ”. Forse a seguito di un esposto presentato da rappresentanti di Alleanza Nazionale per vilipendio dell’inno nazionale, giovedì 19 ottobre 2006 l’opera è stata sottoposta a sequestro da parte della Procura della Repubblica e non potrà più essere esposta al pubblico. Lungi da noi l’intenzione di far tirate moraliste, ci sembra pleonastico affermare che il concetto di censura è semanticamente inapplicabile all’espressione artistica. Ognuno, in cuor suo, è liberissimo di criticare quest’opera anche aspramente, sia per ragioni ideologiche, sia perché la ritiene semplicemente “brutta”. La difesa del visitatore può essere quella di non mettere più piede a una mostra di goldiechiari, magari di parlarne male con tutti i suoi conoscenti. Noi, come critici e giornalisti, possiamo scegliere di scrivere che – a nostro parere – l’opera non funziona, che risulta retorica, magari anche che comunica una sensazione sgradevole. Oppure – come, forse incidentalmente, ha fatto il recensore di Exibart (vedere il link sottostante) – di non parlarne affatto. Ma mai censurare. (m. m.)
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La recensione della mostra Group Therapy
Nanni Balestrini / goldiechiari – Roma – Galleria VM21
[exibart]








più che altro offendono l’italica voglia di Nuovo! goldichiary andate bene per i centri sociali (di sinistra), l’arte è un’altra cosa.
condivido appieno (m.m.),tuttavia va considerato che la mostra, da quello che ho capito ,non è allestita in una galleria di un privato……….
L’opera delle Goldiechiari è comica, poetica ed è arte.
Viva l’arte libero !
Viva l’Italia che non censura !
L’arte non deve essere l’alibi per dire e fare qualunque cosa. Questa libertà che le si dà oggi è illegittima, non si può nascondere dietro il nome di arte qualsivoglia forma di volgarità. Non a caso la censura viene da un partito di destra, che la volgarità, parlandone il linguaggio, crede di riconoscerla ovunque. Per parte mia credo semplicemente che l’opera di Goldiechiari, non nello specifico, ma in generale, pecchi di abuso di provocazione, ottenendo risultati come questo. Una sfida in più per le due ragazze: affinare il gusto estetico ed il loro linguaggio: se per dire una cosa contro la violenza devo usare la violenza allora tanto vale non dire nulla.
ps. non esistono centri sociali di sinistra
perchè non dipingere la bandiera americana col ketchup, ritrarre il berlusca con una bandana neroazzurra o il panda dipinto col petrolio? la trovata di goldichiari non è molto diversa, roba da I anno d’accademia…
il problema non è usare la violenza per criticare la violenza, ma avere talento!…ovvero cattelan, hirst, serrano. solo da noi un’operazione come quella sull’inno nazionale può essere confusa con la qualità. ma non da tutti, e non a lungo.
Il quotidiano locale ieri proponeva 3 decise stroncature di Sgarbi, Zecchi e Daverio. E in effetti il volto del direttore del Museion, Hapkemeyer, tradiva una certa tensione. non resta che andare a verificare personalmente, comunque: lasciateli stare ‘sti inni che rappresentano tutti indistintamente, in questo modo colpite tutti indistintamente.
Una domanda:
Chi di voi ha visto la mostra?