25 febbraio 2011

Götterdämmerung: tramonta una stella nel firmamento dei musei viennesi…

 

di

Peter Noever (Courtesy MAK – © Elfie Semotan)
Infine venne il mercoledì 23 febbraio del 2011 per
Peter Noever, uomo in sella al MAK da direttore artistico e CEO dal 1986. Non
un mercoledì da leoni! Tramite la
APA – l’ANSA austriaca – Noever, settant’anni il prossimo 1 maggio, ha voluto diffondere un comunicato di questo tenore: “Ho fatto degli
errori dei quali sono l’unico responsabile
”. Dimissioni. Trasferte dispendiose,
fatturazioni di viaggi scorrette, homepage privata, feste di compleanno per sua
madre negli spazi museali: questo l’elenco delle voci non giustificabili,
nonostante il ruolo, che il direttore ha fatto gravare nel corso degli ultimi
dieci anni sui bilanci del museo, un danno quantificabile in oltre 100mila euro.
Sono accuse che da tempo gli venivano mosse e su cui era stata istituita una
commissione ministeriale; probabilmente gli varranno una denuncia per malversazione
e forse per truffa.
Ammette tutto, insomma, in modo netto e dignitoso, senza scaricare le colpe su
alcuno, dichiarandosi profondamente pentito, ringraziando “tutti i
collaboratori che hanno contribuito alla edificazione del museo fino alla sua
attuale importanza
”, e impegnandosi a restituire tutta la somma che gli verrà
addebitata. Tra pentimenti e scuse, c’è una sola nota, che lui pone a margine,
a dare un senso al suo comportamento, dicendo che “queste attività private
hanno giovato al museo”. E non è improbabile che ci sia del vero.
Con l’avvento di Noever, un quarto di secolo fa, il MAK, museo delle arti
applicate (fondato nel 1864) ha acquisito molta vitalità affiancando alle
vecchie collezioni – già ricche di manufatti antichi e moderni di differente
provenienza geografica – nuove raccolte di oggetti di design contemporaneo, con
una aggiornata riformulazione espositiva. Al tempo stesso, Noever è stato tra i
primi direttori a comprendere la funzione strategica dell’arte contemporanea in
istituzioni museali di pura conservazione. Ha voluto pilotare il suo museo in
un’ottica d’avanguardia intrecciando rapporti con istituzioni internazionali, dando
spazio a progetti coraggiosi e ospitando molti dei grandi artisti, architetti e
designer della scena contemporanea. Nell’ultimo decennio, inoltre, ha annesso
all’amministrazione del MAK un bunker di guerra riconvertendolo, sotto il nome
CAT, in luogo espositivo e in polo sperimentale per artisti di differenti aree
espressive.
Incarico ad interim per il MAK alla vicedirettrice Martina Kandeler-Fritsch, in
attesa di una nomina ufficiale entro l’estate. (franco veremondi)

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Corner

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dell’arte

Francobolli dedicati al CAT


www.mak.at

[exibart]

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