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È stata modella, cantante, attrice, testimonial di maison e di automobili, diva dell’eccesso, icona androgina, elegante e aggressiva, sensuale e punk. Grace Jones, nata a Spanish Town, in Giamaica, nel 1948, amica di Andy Warhol e Keith Haring, compagna di Jean-Paul Goude e Dolph Lundgren, incarna tutte le sfaccettature dello spirito degli anni ’80 e qualcosa di più. E potremo conoscere il suo profilo, così spigoloso e misterioso, in Grace Jones: Bloodlight and Bami, documenario diretto da Sophie Fiennes, presentato in anteprima in Italia all’ultimo Torino Film Festival e distribuito nelle sale cinematografiche nelle sole date del 30 e 31 gennaio 2018, da Officine UBU.
Un’esperienza visiva di grande potenza, accostando a contrasto sequenze musicali, riprese più intime e materiale personale, per ritrarre la persona che si nasconde dietro la maschera indossata sul palco. «È stata Grace a chiedermi di fare un film su di lei dopo aver visto il mio documentario sulla realtà religiosa giamaicana a cui appartiene suo fratello. Le piaceva il profumo del mio lavoro, mi ha detto. Si è dunque spogliata di tutto, e lei sente riprendere le forze quando è nuda, specie sul palcoscenico, e ha radicalizzato un racconto di sé quasi alla Bresson, senza filtri, senza mettermi censure, con audacia e complicità. Ma rimanendo la padrona indiscussa della scena», ha commentato la regista che, nella sua carriera, ha collaborato con Peter Greenaway e Slavoj Žižek. Qui potete dare un’occhiata al trailer.













