28 ottobre 2008

Grane (o rane) finanziarie? Il Museion licenzia Corinne Diserens

 

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Corinne DiserensLa motivazione è secca e pare un po’ speciosa: “La difficile situazione finanziaria determinata dalle ingenti spese impegnate senza l’autorizzazione degli organi collegiali e senza la necessaria copertura finanziaria e in violazione del regolamento interno della Fondazione”. Con queste parole il Consiglio di Fondazione di Museion comunica la decisione di licenziare con effetto immediato la direttrice del museo, Corinne Diserens. In verità, sono già in molti a pensare che alla decisione si sia giunti per la nota e lunghissima polemica, innescata dal vescovo di Bolzano Wilhelm Egger – nel frattempo passato a miglior vita, lo scorso 16 agosto – che si era lamentato perche l’opera Prima i piedi di Martin Kippenberger – esposta alla mostra inaugurale Sguardo periferico & corpo collettivo – offendeva “il sentimento religioso”. Dando il là a una ridda di prese di posizione evidentemente sgradite agli amministratori bolzanini.

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6 Commenti

  1. incredibile che questa cosa accada nella città italiana più mitteleuropea, dove si è appena compiuta la prestigiosa Manifesta. Evidentemente lo spirito bacchettone italiota non sono riusciti a debellarlo. Anche se quell’opera di kippenberger non era certo un capolavoro..

  2. mi permetto di osservare che l’abitudine dei curatori di sforare scriteriatamente i budget di spesa previsti è pratica diffusa e inspiegabilmente tollerata ( qui in Toscana ne sappiamo qualcosa). Mi sembra perciò corretto quanto fatto a Bolzano. Detto questo, le lamentele nei confronti della Diserens erano anche altre, e non solo per la famosa “rana”, scandaletto inesistente servito solo a far scrivere i giornali e a far andare qualche spettatore in più alla mostra inaugurale di Museion.

  3. Il fatto è che non solo i musei, ma molti enti pubblici sono costretti ad andare in passivo (il fatto che dietro a Museion ci sia la Fondazione omonima non significa che sia un museo “privato”). Quindi il licenziamento -con sembra due settimane di preavviso- mi sembra strumentale per quanto riguarda il management, ma sostanziale per quanto riguarda la “qualità” delle mostre in questione. Mixare arte con moralismo e populismo, come fanno Chiesa e partiti conservatori, riporta a esempi storici inquietanti. Delle due l’una: o siamo sempre i soliti provincialotti oppure accettiamo l’evidenza che la parte più conservatrice italiana non si accontenta più della politica ma vuole invadere anche la sfera della cultura, delegittimando chi offende la morale comune (!).
    Anyway, su Corriere.it, la giornalista Alessandra Mangiarotti (http://www.corriere.it/cronache/29_ottobre_08/rana_croce_fd7ec046-a57f-11dd-8fd0-00144f02aabc.shtml) ha pensato bene di raccogliere le dichiarazioni dei nostri più illustri critici italici: Daverio e Sgarbi. Quanto ha ragione Moretti: “Continuiamo cosi, facciamoci del male”.

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