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21 milioni di visitatori stando ai numeri ufficiali, e le bandiere dell’Esposizione consegnate ad Astana, la città kazaka che ospiterà l’evento nel 2017, e a Dubai per la manifestazione del 2020. Ecco le ultime mosse di Expo Milano 2015, con il Gran cerimoniere della giornata che è stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
E una cosa, nei balletti degli ultimi giorni, è una ritrovata “armonia” da parte di tutte le fazioni politiche, unite sotto il segno del “cibo, page e giustizia”. Amen.
L’Albero della Vita, nei discorsi ufficiali, è stato invece il “grande cappello” solidale sotto cui, ancora Mattarella, ha parlato di un «progresso che deve continuare e continuerà. Il nostro compito integrarlo con una crescita nell’equità e nel rispetto della dignità della persona, di ogni persona».
E come poteva mancare Renzi, accusato da Marino di essere il “mandante” del fallimento di Roma, che a Milano invece ha parlato della vittoria di una sfida impossibile; o ancora il Governatore della Lombardia Roberto Maroni che annuncia un successo che non era scontato. Già, perché lui stesso era stato tra gli expo-scettici, prima di veder completato in tempo il cantiere per la data del 1° maggio. Ancora più retorico è stato il Ministro all’agricoltura Maurizio Martina: «Ci siamo ritrovati in questa sfida, ci siamo appassionati, abbiamo raccontato ciò che siamo e ciò che possiamo fare per la pace e la cooperazione fra i popoli. Abbiamo realizzato il più potente progetto di educazione civica di questi anni». E ora? E ora appuntamento al 10 novembre, con Renzi prima di tutti, per capire che cosa ne sarà dell’area, e del suo smaltimento. Quel che resterà ai popoli e il contributo alla civiltà di questo Expo, lo vedremo.












