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In Polonia c’è chi dice che Roman Polanski (il Tribunale di Cracovia) non può essere estradato per il processo negli Stati Uniti, e dall’altro la destra euroscettica e vincitrice delle ultime elezioni che invoca “leggi uguali per tutti” e di finirla con i trattamenti di favore visto che si tratta di un regista famoso.
E Polanski, insomma, alla bell’età di 82 anni, si trova ancora ingabbiato tra i due fuochi, accusato di aver abusato di una minorenne nel 1977, episodio che il regista confessò, facendosi 42 giorni di carcere, fuggendo poi in Gran Bretagna e in Francia, temendo che i giudici a stelle e strisce potessero inasprire la pena. Poi venne le Svizzera, e oggi – appunto – la sua Polonia che da una parte lo osanna e dall’altra lo condanna.
Vedremo ora se il verdetto, tuttavia, potrebbe essere esaminato da una corte superiore, che potrebbe confermare o ribaltare la decisione, o rinviarla per un nuovo giudizio; secondo la legge in vigore in Polonia, in tutti i casi, l’ultima parola spetterà al Ministro della Giustizia. E vedremo che cosa concederà al vecchio mago della pellicola.












