22 giugno 2015

Il cinema italiano oggi piange Laura Antonelli, icona sexy e triste. E da anni abbandonata, anche dai media

 

di

Come al solito quando un artista, un attore, o un musicista dimenticato per anni scompare nel più triste dei modi iniziano a piovere omaggi e commemorazioni. Chissà se accadrà anche per Laura Antonelli, quasi una meteora del cinema italiano, con un serie di partecipazioni alle commedie sexy degli anni ’70 che l’avevano resa famosa per poi avvicinarla al cinema d’autore. Una carriera stroncata dopo tre anni passati a Rebibbia, per della cocaina trovata nella sua villa di Cerveteri, nel 1991. 
Storie al limite tra la provincia italiana e lo star system, finite con un intervento estetico che le giocò i lineamenti, cause decennali, risarcimenti minimi e una pensione di 510 euro al mese, con gli aiuti da parte della parrocchia di Ladispoli, in provincia di Roma, e i ruoli davanti la macchina da presa che non arrivavano più. 
Fino a stamane, quando la governante l’ha trovata, e per Laura Antonelli – nata a Pola, in Croazia, 74 anni fa – i riflettori si sono accessi una ultima, breve, volta. Ora chi vorrà ricordarla potrà riscoprirla in Malizia, il film del 1973 di Salvatore Samperi che la rese celebre, Gran Bollito di Mauro Bolognini, Divina Creatura di Giuseppe Patroni Griffi, L’innocente di Luchino Visconti o L’avaro di Tonino Cervi, tra una selva di titoli decisamente di serie B che hanno però fotografato cambiamenti e immaginario della società italiana tra gli anni di piombo e gli ’80. 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui