23 novembre 2018

Il corpo dell’Est Europa, a Napoli. Adriana Rispoli ci parla delle azioni di Smashing the Myth

 

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Il corpo si muove, lascia segmenti di gesti che si imprimono nello spazio e poi svaniscono, oppure rimangono, catturati da sguardi meccanici e impressionando superfici fotosensibili. Il movimento tende a scomparire ma è rivoluzionario, il suo intento è comunicare qualcosa, moti dell’istinto o delle idee che orientano la storia e diventano azione, forma, estetica, performance. Ed è a questo peculiare linguaggio che è dedicato Smashing The Myth, appuntamento che, il 23 novembre, porterà le opere di Igor Grubic, Bruno Isakovic, Sanja Ivekovic, Siniša Labrovic, Alen Sinkauz, Nenad Sinkauz Sandra Sterle, in tre spazi di Napoli, al Museo Nitsch, sulla Scala Filangieri e al Quartiere Intelligente. Un incontro geograficamente centrato sulla Croazia, terreno fertile per l’arte politica e di estrazione socialmente critica, Paese d’origine di tutti gli artisti coinvolti, appartenenti a diverse generazioni ed esponenti delle variegate declinazioni della performance art e della video art, due ambiti che storicamente si sono sviluppati in prossimità. Abbiamo raggiunto Adriana Rispoli, che ha curato l’incontro insieme a Zvonimir Dobrovic, per farci dire di più. 
Smashing the Myth propone un focus intergenerazionale sull’arte performativa e sulla video arte dell’Europa dell’Est. Com’è nata l’idea di concentrarsi proprio su questa area geografica? Cosa c’è in comune tra gli artisti coinvolti? 
‹‹Da alcuni anni seguo con interesse la scena artistica balcanica dove più volte ho lavorato – a Belgrado e Zagabria con il Museo d’arte contemporanea – creando rapporti di scambi con artisti italiani, a partire da Francesco Jodice e Andreja Kuluncic. Questa mostra incarna un po’ tutti i miei interessi nell’ambito curatoriale: la video arte e la performance come linguaggi preferenziali insieme all’interazione con lo “spazio” pubblico e con “il pubblico”. Sicuramente i sei artisti presentati sono accomunati in qualche modo da una modalità d’azione iconoclasta e provocatoria, che restituisce un’immagine forte e combattiva di una generazione che, se da un lato afferma con fierezza le proprie radici, dall’altro reclama, a ragione, un’idea dell’arte libera dalla scure dell’economia e dal predominio del capitale››. 
Abbattere il mito, cioè superare le barriere concettuali, le rigide schematizzazioni, attraverso la potenza del corpo e l’immaterialità dell’immagine in movimento. C’è anche più di una sfumatura politica in questa azione estetica, giusto? 
‹‹Assolutamente. Il titolo trae spunto da una citazione di Vladímir Majakóvskij utilizzata da Igor Grubic per il suo intervento sulla biblioteca della Ex Fabbrica Olivetti di Pozzuoli. L’artista fa sua la radicale posizione del poeta della Rivoluzione (di quale quest’anno si celebra il centenario) secondo cui ogni azione creativa è necessariamente politica, affermando, pertanto, la responsabilità sociale degli intellettuali. Il luogo scelto per l’intervento è naturalmente un omaggio ad Adriano Olivetti, un industriale illuminato la cui visione umanistica del lavoro ne fa un socialista ante litteram. Tutti i lavori presentati hanno una sfumatura politica, a partire da Sandra Sterle che, con Visiting Reality, ci offre un antitetico gesto di distruzione dei simboli dei nostri Paesi, con la volontà di costruire nuove identità aperte. E poi con Sinisa Labrovic che, invece, in maniera amara e ironica allo stesso tempo, dichiara fallita la speranza degli artisti dell’est di entrare in quello che, non necessariamente a ragione, può essere considerato lo star system dell’arte. All’arte e alla filosofia di genere fa riferimento il lavoro di Bruno Isakovic che, per 5 opere, attraverso la voce e il corpo, catalizzerà l’attenzione del pubblico in una dinamica di osmosi con l’opera totale di Hermann Nitsch, mentre possiamo considerare Inter Nos (1978) la prima video performance di Sanja Ivekovic, femminista e attivista politica, una sorta di apripista per tutta questa generazione di artisti››. 
Una lunga giornata tra il Museo Hermann Nitsch, le Scale Filangieri e il vicino spazio del Quartiere Intelligente. Come dialogheranno le performance con questi luoghi visivamente e storicamente connotati? 
‹‹Il progetto è nato proprio con la volontà di creare sinergie artistiche tra i nostri Paesi e di saldare quelle tra le realtà culturali attive nel quartiere Montesanto di Napoli. Fondazione Morra e, in particolare, il Museo Nitsch, non potevano che essere il teatro ideale per un evento performativo dal marcato carattere politico e concettuale. Così come il Quartiere Intelligente, per il quale fin dalla sua apertura sviluppo progetti artistici basati sui media intangibili della video arte e della performance, sempre con un necessario e doveroso rapporto con lo spazio urbano. La Scala Filangieri, cerniera e ferita urbana di Montesanto, diviene scenario per un atto apparentemente sovversivo, con l’obbiettivo anche di risvegliare una coscienza collettiva. Smashing the Myth è una promenade che unisce, in questa serata di luna piena, due spazi di riferimento per pubblici trasversali, con lo scopo di attivare delle dinamiche di diffusione dell’arte e dei nuovi linguaggi per stimolare un humus culturale prolifico e produttivo››. 
In home: Bruno Isakovic 
In alto: Igor Grubic

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